Certo a noi dispiace che la questione della libertà religiosa sia posta in Italia come questione fra clericalismo e massoneria; e tutti sanno il lungo sforzo che andammo e andiamo facendo per porla su di un terreno più largo, scevro d'ombre e di pregiudizi.
Ma parecchie cose sono da notare: e, prima, la solita ipocrisia clericale, che s'adombra e si allarma del tentativo di conquista dei poteri pubblici e dell'esercito da parte della Massoneria, quando i clericali stanno facendo altrettanto. Il segreto, che si rimprovera a quella, non muta sostanza alla cosa; e ad esso fa riscontro l'abuso della protezione che i cattolici godono come Chiesa per avvantaggiarsi come partito. La Massoneria, inoltre, non ha mai figurato nelle graduazioni dei partiti e delle dottrine politiche come cosa a sè; essa va dal partito democratico costituzionale—se pure non si spinge, saltando i clericali, sino all'Estrema destra—ai socialisti. Quello che in taluni luoghi la Massoneria ha fatto e va ora facendo: blocco delle forze popolari, risveglio dei partiti di sinistra, propaganda anticlericale, è, evidentemente, negli interessi della democrazia.
La questione della Massoneria è quindi piuttosto una questione di metodi e di mezzi. Se, per opera di essa, la lotta contro il clericalismo dovesse un giorno assumere forme giacobine ed andare oltre le intenzioni di quelli i quali hanno cura di distinguere il clericalismo e l'azione politica della gerarchia cattolica (ai quali non va data tregua) dalla fede popolare, che dalla scuola, e non dalla politica, attende le sue rinnovazioni, la colpa non sarà nostra.
² Parecchi radicali del Mezzogiorno mi esprimevano l'opinione che non convenisse al partito prendere un più energico atteggiamento in materia di anticlericalismo per non complicare situazioni elettorali delicate e pericolose. Ecco, ora, che cosa rispondono i cattolici.
Il Giornale d'Italia, il 12 giugno, dava, sull'atteggiamento dei cattolici nelle elezioni, un'intervista con un cattolico, evidentemente bene informato, nella quale si legge:
«—Dunque guerra anche ai radicali?
«—Come e anche più che agli altri bloccardi. Anzi, sono i più pericolosi, poichè sono facili a vestirsi con la pelle dell'agnello nei Collegi salvo a tramutarsi in lupi alla Camera. Le dirò che specialmente nel Mezzogiorno si è dovuta richiamare l'attenzione dei cattolici sul pericolo appunto di lasciar riuscire dei candidati che reggono magari il baldacchino nelle processioni al paese e viceversa si schierano col blocco anticlericale a Roma. Si è raccomandato a tutti di non lasciarsi sedurre da simpatie personali e d'inspirarsi esclusivamente ad un criterio politico. Ormai non è più il tempo di trastullarsi; bisogna difendersi».
Poi, dopo il noto discorso Giolitti del 15 marzo alla Camera, sono i giornali del trust cattolico, recenti dalla confessione e dalla assoluzione papale e ancora in debito della penitenza, che diguazzano allegramente e si dilettano nella critica al radicalismo, in una lunga serie di interviste debitamente commentate. Prima e non spregevole indicazione, dunque: il radicalismo è il partito che i clericali papali sentono il dovere di combattere furiosamente, prima che ogni altro avversario antico o recente.
L'on. Giolitti e la sua politica
Ma l'attacco, iniziato con l'invettiva sonora, diviene motteggio e scherno dopo il noto discorso dell'on. Giolitti sul bilancio dell'interno e la risposta data in esso all'on. Fera. È inutile negarlo: i sorrisi ironici dell'on. Giolitti, che già nella bocca dei deputati della maggioranza negreggiante divennero risa, si son diffusi pel paese nel suono di una risata allegra e malvagia, nella quale taluni han corso il rischio di spostar le mascelle¹.