Sette giorni dopo la strage di Milano, il principe Eugenio, soddisfatti nobilmente tutti i doveri suoi, partiva da Mantova per Monaco, ricevendo i saluti commossi de' suoi antichi compagni d'arme, e accompagnando la convalescente Vice-regina, alla quale poco tempo prima aveva detto, lagnandosi di offerte che mettevano a prezzo la sua lealtà: “Oh stanne certa, giammai io sarò Re!„ E non lo fu mai infatti; ma gli ultimi giorni del suo comando in Italia dimostrarono che, una volta libero da prepotenti influenze — alle quali, per più ragioni, gli riusciva difficile sottrarsi — avrebbe potuto essere un sovrano illuminato e di alte qualità.

Le aveva probabilmente indovinate Francesco Melzi, patrocinando con tanta intelligenza e con tanto disinteresse la soluzione politica, che il 20 aprile 1814 gli soffocò nel tumulto e nel sangue. Intorno alla qual soluzione, parecchie opposizioni furono mosse, fondate sulla presunzione che mancasse di base pratica, dirimpetto all'attitudine ed alla preponderanza assunta in Italia dall'Austria.

Il condannare, come utopie, programmi che si sono spezzati contro la brutalità degli eventi è una filosofia facile pei programmi a cui questa brutalità ha invece giovato.

Certo, è abbastanza grave per lo storico il dover talvolta spiegare le cause di ciò che succede, perchè non si abbia ad esigere da lui che cerchi le ragioni di ciò che non è accaduto. E le leggi che reggono, a grandi distanze, i destini dei popoli possono essere così previdenti nella loro complicazione, da rendere più utile una soluzione momentaneamente cattiva, come necessario avviamento alla miglior soluzione avvenire, da nessuno prevista.

Tuttavia, a dimostrare le probabilità ragionevoli che aveva, nel 1814, il programma politico del duca di Lodi, crediamo opportuno aggiungere alle considerazioni già esposte un documento nuovo; di cui non sembra abbiano avuto cognizione, nè il Cusani, ne il Du Casse[25], nè lo stesso Melzi D'Eril[26], che certamente lo avrebbero inserito, in tutto o in parte, nelle loro diligenti e voluminose pubblicazioni.

È una lettera, d'indole riservatissima, che il principe Eugenio scriveva il 18 gennaio 1814 al duca di Lodi, e in cui gli dava ragguaglio d'una trattativa segreta, rimasta, crediamo, tale anche per gli stessi storici successivi[27]. Preferiamo riprodurre intero il documento, anzichè citarne dei brani a spizzico, affinchè i lettori possano giudicare da loro stessi del carattere e dell'importanza di questo episodio.

Monsieur le Duc de Lodi.

Je me fais un plaisir de vous informer, mais pour vous seul, de ce que j'ai tenté depuis deux jours, et qui malheureusement ne m'a pas réussi.

Un peu inquiet de tous les rapports que je recevais sur les intentions du roi de Naples, je me suis servi d'une occasion qui m'était offerte par le hasard, pour faire tâter l'ennemi, et voir s'il ne serait pas disposé à un armistice.

Dans la conversation qui a eu lieu, et qui avait en apparence un objet bien différent de celui que je voulais atteindre, l'Aide de Camp du Général Bellegarde a exprimé, même au nom de son Général, les sentiments les plus honorables pour ma personne; il a ensuite témoigné quelque étonnement que l'Empereur ne m'eût pas autorisé à traiter définitivement pour l'Italie. Il a ajouté: “l'Empereur sait pourtant bien les intentions des alliés sur l'Italie. Ces intentions ont fixé nos limites à l'Adige. Mais si on ne traite pas ici, nous serons obligés d'aller en avant; l'Empereur perdra certainement toute l'Italie, puisque nous sommes plus nombreux que vous et que d'ailleurs le roi de Naples est décidement notre allié; et vous comprenez bien que si nous nous emparons de l'Italie, les conditions proposées aujourd'hui ne pourront plus être les mêmes.„