Finalmente la morte di Gregorio XVI viene a stappare l'ultima valvola del movimento italiano. Il 13 giugno 1846 s'era aperto il Conclave e il 15 era già nominato il nuovo Papa. La pressione dello spirito pubblico era stata così viva che il consesso cardinalizio aveva dovuto ubbidirle. Quella politica papale tutta a processi, a sbirri e a sanfedisti, che era stata lo sforzo di Gregorio XVI, non poteva reggere più. Tutti lo sentivano, ma nessuno osava dirlo.
L'osò uno statista italiano, che l'ingegno suo e l'amicizia di Guizot avevano fatto ambasciatore del governo francese. Pellegrino Rossi, complimentando il Conclave, in nome del corpo diplomatico, uscì dalle forme tradizionali fino a dire “essere miserabile la situazione degli Stati Romani, gravi i falli del governo passato, urgenti i bisogni del popolo, necessarie le riforme.„ Chiuse augurandosi, in nome degli Italiani e del corpo diplomatico “che il Conclave scegliesse un uomo capace di comprendere la grandezza del tempo e la volontà delle popolazioni.„
Un tale linguaggio sulla bocca di un tale uomo era fatto per produrre molta impressione sugli eccelsi elettori. Videro che bisognava far presto e sceglier bene. Abbandonate le antiche gare e gli antichi partiti, il Conclave si divise subito in due schiere: l'una che voleva un Papa riformatore, l'altra che voleva un Papa di resistenza. Il cardinal Lambruschini era il candidato di quest'ultima schiera; gli altri erano incerti tra il cardinal Gizzi e il cardinale Mastai. Parendo più probabile la scelta del primo, l'ambasciatore d'Austria si affrettò a buon conto a valersi del suo privilegio per escluderlo. E un biglietto ricevuto dal cardinal Lambruschini sotto la doppia etichetta d'una bottiglia di Champagne, lo incoraggiava a lottare, poichè era in viaggio il cardinale Gaisruck arcivescovo di Milano, che avrebbe col suo grande ascendente rafforzata la schiera conservatrice.
Ma, poichè è destino che in ogni cosa debba cercarsi la femme, anche il cardinale Bernetti, di parte liberale, riceveva, nel manico cesellato d'un coltello da tavola, da cui si strappava la lama, un altro biglietto d'una principessa romana, amica sua, in cui lo pregava a votare e far votare pel cardinale Mastai[56].
La lama di coltello vinse la bottiglia di Champagne; e la parte riformatrice del Sacro Collegio votò compatta pel Mastai-Ferretti con 36 voti sopra 51. Le premeva di non lasciar giungere cardinali avversari. E infatti il cardinale Gaisruck passava in quel giorno i confini della Toscana. Aveva in tasca l'esclusione austriaca pel cardinale Mastai. Quante cose diverse al mondo se il cardinale Gaisruck fosse partito da Milano un giorno prima!
Il nuovo papa Pio IX giustificò subito, coi suoi primi andamenti, le speranze che la sua elezione aveva destate. Riforme, amnistie, larghezze di stampa e di riunione, parole di pace e di progresso che uscivano da quelle labbra, da quelle sale, risuonavano per tutta la penisola e afforzavano dappertutto il programma dell'indipendenza e delle riforme interne. In sei mesi, Pio IX era l'uomo più popolare d'Italia; non v'era angolo di paesuccio dove il suo ritratto non fosse appeso alle pareti; non v'era donna o fanciullo che non portasse medaglia o anello o ciondolo coll'immagine sua. Tutto si faceva coll'invocazione, sotto il patrocinio di Pio IX; e nulla può dare un'idea del fremito di emozione che corse dalle Alpi all'Etna, quando s'udì che dal Vaticano il Pontefice aveva detto ad alta voce: benedite, gran Dio, l'Italia.
Fu un terribile quarto d'ora pel vecchio e cocciuto principe di Metternich, il quale diceva al marchese Ricci, inviato sardo: che al mondo aveva tutto preveduto, — tranne un Papa liberale. Proprio questa tegola gli cadeva sul capo; ed egli non potè renderne men grave il colpo. Mandava a Roma esortazioni e ammonimenti che il cardinale Gizzi, Segretario di Stato, riponeva sotto il calamajo. Sperando meglio dall'antica violenza, ordinò al maresciallo Radetzki di occupare la cittadella di Ferrara, come avvertenza minacciosa di non lontano intervento. Fu peggio che mai. Protestò virilmente il Papa; protestò la diplomazia; Carlo Alberto offerse le sue truppe a Pio IX, per respingere gl'invasori; principi e popoli italiani furono d'accordo contro l'Austria e a favore del Papa; Radetzki dovette sgombrare la cittadella occupata, e questo nuovo scacco della politica di reazione finì di eccitare al più alto grado l'entusiasmo delle popolazioni.
Allora si produsse in Lombardia un fenomeno, che non ha il suo simile nella storia. Un popolo schiavo che diventa libero per la forza della sua fiducia. Una città che diventa un sol uomo; e quest'uomo che diventa un fanciullo, colla sua spensieratezza, col suo coraggio, colla sua innocente allegria.
Quella gran potenza dell'Austria faceva ridere. Se ne burlavano i monelli nelle strade, la sfidavano spose e fanciulle dai loro balconi o nei ritrovi pubblici. Ogni giorno se ne inventava una. Dopochè la religione aveva sanzionata la politica di liberazione, e il clero milanese s'era unito di cuore ai propositi ed ai preparativi della popolazione, tutto parve lecito, nessuna cosa imprudente o impossibile.