I tre stadj di un movimento. — La preparazione materiale. — Carlo Alberto e Nino Bixio. — Il conte di Castagneto. — Carlo D'Adda a Torino. — La storia di un biglietto. — I preparativi a Milano. — La concordia degli animi. — Giuseppe Sandrini. — Le autorità governative dopo la rivoluzione di Vienna. — In casa di Cattaneo. — La politica del Municipio. — Il 18 marzo 1848. — Il primo sangue e il primo proclama. — Angelo Fava e Carlo Cattaneo. — La prima barricata. — Il sistema finanziario dell'epoca. — Uno per tutti e tutti per ciascuno. — Le campane a stormo. — La questione diplomatica. — Il conte Francesco Arese. — Enrico Martini ed Alessandro Manzoni. — La dichiarazione di guerra. — Gl'inviati milanesi nel Consiglio dei Ministri. — La questione politica e il programma municipale. — Le idee giuste e le idee ingiuste di Carlo Cattaneo. — Il Governo Provvisorio e il Comitato di Guerra. — La questione strategica. — Il discentramento e Luigi Torelli. — Ogni giornata ha il suo carattere. — Luciano Manara. — I combattenti borghesi. — Le sorprese e le incertezze del maresciallo Radetzki. — Le trattative per l'armistizio. — Il barone d'Ettinghausen e il conte Marco Greppi. — Una risposta di Vitaliano Borromeo. — L'opinione del ministro della guerra sull'armistizio. — La seconda trattativa. — Giuseppe Durini, Achille Mauri e Carlo Cattaneo. — L'opinione dei combattenti. — I no della storia. — Ciò che è vero e ciò che è giusto nella questione dell'armistizio. — Le cause della ritirata dell'esercito austriaco. — Orgogli e delusioni.

V.

[Il decennio di resistenza.]
(pag. 333 a 410).

Le tristezze del 1849. — I pensieri di Milano. — La resistenza. — Gli emigrati. — Il partito albertista. — Cesare Giulini ed Emilio Dandolo. — Carlo Tenca e il Crepuscolo. — Il partito d'azione. — Attilio De-Luigi e Carlo De-Cristoforis. Emilio Visconti-Venosta. — Nobili, borghesi, popolani. — Il vuoto intorno ai nemici. — I duelli. — Annetta Olivari e le bastonature. — Il Comitato Centrale repubblicano. — Il prestito di Mazzini. — La morte del Vandoni. — Il colpo di Stato in Francia. — Il Piemonte risorge. — I Comitati provinciali lombardi. — Antonio Lazzati a Mantova. — Morte eroica di Giuseppe Pezzotti. — Il processo di Mantova. — Antonio Lazzati e Luigi Castellazzo. — L'Impero in Francia e il conte di Cavour. — La decadenza del partito repubblicano. — Il 6 febbraio 1853. — Illusioni e trepidazioni. — I consigli della ragione. — I capi ed i gregarj. — Gli effetti del 6 febbraio. — L'indirizzo all'imperatore d'Austria. — La ricomposizione dei partiti. — Prevalenza della politica moderata in Milano. — La fine dell'influenza mazziniana. — La reazione militare. — Il Congresso di Parigi e la mutazione della politica austriaca in Lombardia. — L'Imperatore a Milano. — Il conte Archinto e Cesare Cantù. — I conservatori milanesi e il loro programma. — L'arciduca Massimiliano e i suoi consiglieri. — Il duca Lodovico Melzi. — Programmi e illusioni dell'arciduca. — Le inquietudini del conte di Cavour. — Il barone di Burger e il maresciallo Giulay. — La nascita dell'arciduca Rodolfo. — Massimiliano a Vienna. — I consigli del duca Melzi. — Le incertezze della situazione. — La virtù nazionale. — La morte del maresciallo Radetzki. — I funerali di Emilio Dandolo. — Gli entusiasmi cittadini. — Il coro della Norma. — L'emigrazione militare in Piemonte. — L'ingresso di Vittorio Emanuele e di Napoleone III chiude la storia municipale lombarda. — La nuova Italia e la morale dell'opera.


FRANCESCO MELZI E IL PERIODO ITALIANO.

Quel brano di storia milanese e lombarda che corre dalla battaglia di Marengo alla catastrofe del Regno italico nel 1814 è stato, nei confusi ricordi popolari e negli studj superficiali, considerato quasi come un tutto omogeneo, fondato sugli stessi principj, fertile degli stessi beneficj, illustrato dai medesimi nomi e dalle stesse tradizioni di governo.

Nulla di più inesatto che questo modo di apprezzare quei tre lustri di storia. Essi hanno invece, come l'odierna cultura ha bene stabilito e sviscerato, tre stadj distinti di legislazione e d'influenze, tre fisonomie politiche notevolmente diverse.

La prima epoca va dal ritorno degli eserciti francesi fino alla Consulta di Lione; la seconda dalla Consulta di Lione alla proclamazione dell'impero napoleonico; la terza dalla proclamazione dell'impero al 20 aprile 1814.

La prima è l'epoca dei dubbj, delle confusioni, delle incertezze, delle precarietà governative, ed è la seconda Repubblica Cisalpina, conservatrice in teoria, anarchica in realtà, di poco superiore alla prima per disciplina di menti e d'indirizzo. La seconda epoca comprende gli anni della Repubblica Italiana, il vero periodo ricostruttore, sollecito dei principj e degli interessi, dei costumi, delle leggi, della pubblica dignità. Al terzo periodo, quello che la precisa dizione storica chiama propriamente Regno d'Italia, corrisponde il movimento più spiccato della legislazione, dei lavori pubblici, degli ordini militari, ma insieme il principio d'una nuova corruzione, che lima e sfata la libertà. Dallo stadio dell'intrigo e dell'agitazione infeconda si passa a quello dell'operosità onesta e dell'austera semplicità, per giungere allo stadio finale della magnificenza e dell'eccesso. Il malato guariva, ma il convalescente abusava della rifatta salute, e il cambiamento dei medici non riusciva sempre a vantaggio dell'igiene preservatrice.