Era così riuscito ad evitare fino allora nel centro dirigente dell'insurrezione la questione politica. Chi ve la portò fu, proprio in quel giorno stesso, Carlo Cattaneo, apparso nelle sale del quartier generale dopo due giorni di un'astensione gelosamente mantenuta e quasi accentuata.
Fu assai rimproverata al Cattaneo questa sua tarda partecipazione ad un movimento, in cui molti altri cittadini, di minore ingegno e di minore influenza, avevano fin dal primo giorno risolutamente gettata la loro responsabilità.
Forse questo rimprovero non è giusto. L'esitazione del Cattaneo non moveva da mancanza di patriottismo; bensì da minor fede nell'opportunità, nel consenso, nei mezzi della rivoluzione. Era un'opinione, già lo abbiamo detto, assai rispettabile, e che autorizzava per lo meno l'uomo da cui partiva a non assumere inziative da lui giudicate imprudenti. E non torna a suo biasimo, sibbene a sua lode se, esaminati gli andamenti di quei due giorni, e convintosi forse che ad ogni modo era giunta l'ora di spingere a fine quanto non s'era potuto da principio trattenere, il Cattaneo abbia creduto dover uscire dalla sua inazione ed offrire ai capi del movimento l'ajuto del suo consiglio e della sua attività.
Dove il Cattaneo ebbe torto fu nell'accentuare immediatamente un dissidio politico; e nello atteggiarsi quasi a censore ed a giudice degli uomini che fino allora, senza e prima di lui, avevano accettato, in faccia ad un nemico implacabile, quel posto d'onore e di pericolo che la forza delle cose, se anche non l'ingegno eminente, aveva loro additato.
Il Cattaneo portò un'idea e posò una questione. Quella era buona, questa era ingiusta. L'idea era di costituire un nucleo direttivo, esclusivamente preoccupato delle cose di guerra, lasciando in disparte ogni argomento relativo ad ordinamenti politici. E la proposta fu subito accolta, restando anzi il Cattaneo stesso investito di siffatto incarico, col Cernuschi, col Terzaghi, con Giorgio Clerici.
Ma egli aveva anche sollevata una questione di nomi. Diffidava così dei membri del Municipio come dei loro collaboratori. Per lui, Casati cercava un padrone; Durini e Porro erano cortigiani; non voleva i Giulini, i Strigelli, i Borromei, perchè i loro padri, trentacinque anni prima, erano stati coll'Austria contro Beauharnais; trattava con un disdegnoso epiteto Enrico Guicciardi, che in quell'ora istessa i generali austriaci cercavano a morte, invadendogli la casa e cacciandone, tra le fucilate, i molti e piccoli figli.
Era strano che un pensatore come Cattaneo facesse così ricadere sui figli, secondo la teoria biblica, le colpe dei padri. Ed era anche più strano che proprio in quei giorni egli credesse necessario scoraggiare con dure parole quei giovani, di cui appunto il patriottismo aveva dovuto superare una prova maggiore, vincendo tradizioni di famiglia e vincoli di paterna autorità.
Ad ogni modo, nè il Cattaneo trovò intorno a sè adesioni bastevoli a rovesciare le influenze che non gli parevano buone, nè gli uomini da lui combattuti posero il menomo ostacolo all'azione ed al patriottismo di chi li combatteva.
Il Comitato di Guerra e la Commissione Municipale coesistettero, durante il combattimento, senza intralciarsi; altri comitati anzi furono istituiti per disciplinare le sussistenze, la polizia, le finanze; la Commissione Municipale accentuò meglio ogni giorno la sua trasformazione politica, e finalmente, ricostituitasi il giorno 22, sotto forma e nome di Governo Provvisorio, ne proclamava i nuovi componenti. Casati, Borromeo, Durini, Pompeo Litta, Strigelli, Giulini, Antonio Beretta, Marco Greppi, Alessandro Porro e Anselmo Guerrieri. Cesare Correnti era nominato Segretario Generale; e, secondo la richiesta dello stesso Cattaneo, Pompeo Litta era destinato a presiedere un nuovo Comitato di Guerra, a cui si aggiungevano il Lissoni, il Ceroni, il Carnevali, Luigi Torelli.
Fu nello stesso giorno che il Governo Provvisorio, posto fra diverse esigenze, emanò quel proclama che doveva più tardi essere cagione di tanti contrasti: “A causa vinta i nostri destini verranno discussi e fissati dalla nazione.„