[54]. Ivi, pag. 205.

[55]. Giov. Arrivabene, Memorie della mia Vita. Vol. I, pag. 253.

[56]. Nel riferire questo duplice aneddoto — che del resto lascia la storia tal quale — avvertiamo che si legge in un libro del signor Petrucelli della Gattina: Preliminari della questione romana.

[57]. Mémoires de Metternich, vol. VII, pag. 585.

[58]. Il caffè Merlo, allora esistente sull'angolo tra il Corso Vittorio Emanuele (corsia dei Servi) e la piazzetta di San Paolo.

[59]. Metternich, VII, 576.

[60]. Figlio del conte Diego, di cui s'è parlato più volte nei precedenti capitoli. Morì a Milano nell'anno 1857.

[61]. La copia di questo rapporto come di quello sopraccennato, di Giulini e Robecchi, si trovano entrambe fra i documenti raccolti nel Museo civico del Risorgimento Italiano.

[62]. I tre duchi versarono ciascuno centomila lire; novantottomila il marchese Arconati. Più tardi poi, essendosi deciso di contrarre un prestito di dodici milioni, che il banchiere cav. Brot s'era assunto di collocare, i patrizi milanesi offersero l'ipoteca sulle loro terre, per garantire, a pro dello Stato, gli assuntori del prestito.

[63]. Aveva detto al marchese Villani, attivo dimostratore egli pure: “una compagnia di dragoni vi spazzerà tutti.„