[64]. “Egli consigliava che il Lombardo-Veneto accettasse le riforme, escludendo la presenza di soldati stranieri.„ Alberto Mario, Biografia di Cattaneo nel Risorgimento Italiano, vol. I, dispensa V.

[65]. Dell'Insurrezione di Milano, pag. 11, 17 e 21.

[66]. È stato di moda per un certo tempo e per certi scrittori parlare del conte Gabrio Casati come d'un uomo affatto impari, per ingegno, alla situazione politica che il 1848 gli ha fatta. Eppure, se guardiamo alla media degli intelletti e delle esperienze che durante quell'epoca burrascosa si avvicendarono nelle regioni di governo, il Casati ci pare ergersi dal livello piuttosto che sottostarvi. A noi, p. es., hanno fatto molta impressione alcune lettere politiche da lui scritte in quegli anni e negli anni successivi, e che furono pubblicate nel volume delle Corrispondenze di Antonio Panizzi. Quelle lettere rivelano, a non dubitarne, mente, cuore, sagacia, conoscenza di uomini. Sbaglieremo, ma crediamo che con questi quattro elementi un uomo di Stato è bell'e fatto.

[67]. La sventurata signora fu poi tratta in salvo, subito dopo, per cura di Camillo Casati e del conte Oldofredi.

[68]. Una nota apposta dall'egregio Massarani al suo bello ed onesto libro su Carlo Tenca (pag. 424.) sembra accennare ad un episodio consimile, quando non fosse l'identico; con questa differenza, che, invece del Carcano e del Fava, sarebbe stato lo stesso Tenca a portare, dietro preghiera del Correnti, il proclama da stampare al tipografo Guglielmini. Siccome la nota è tolta dagli stessi manoscritti del Tenca, noi teniamo la cosa come indisputabile. D'altro canto, chi ha riferito a noi questa particolarità e questi nomi è per ogni verso autorevole, oltrechè è il solo vivo fra tanti morti. Egli, se vorrà o potrà, ha modo di schiarire l'episodio. Fino a questi schiarimenti, a noi non urta affatto il credere che si tratti di due proclami diversi od anche di due copie dello stesso proclama, portate dal Correnti a più amici, per meglio garantirne la stampa. La situazione, l'urgenza, la stessa indole del Correnti renderebbero perfettamente credibile siffatta combinazione.

[69]. C. Cattaneo, Dell'Insurrezione di Milano, pag. 22.

[70]. Carlo Casati, Nuove rivelazioni sui fatti di Milano, ecc. ecc. Hoepli, 1885.

[71]. La nobile Elisabetta vedova Majnoni, figlia del generale Fontanelli, antico ministro della guerra sotto il primo Regno d'Italia.

[72]. Antonio Casati, Milano ed i principi di Savoja. Torino 1859.

[73]. In un volume bene scritto e bene pensato, Casa di Savoja e la Rivoluzione italiana, storia popolare degli ultimi trent'anni, il compianto prof. Giuseppe Riccardi ha pubblicato quel famoso proclama, omettendo l'inciso di cui abbiamo dato la storia. Infatti il suo capoverso dice così: “Seconderemo i vostri giusti desideri, fidando nell'aiuto di quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di far da sè.„ Invece il Cantù (Cronistoria, vol. II, parte II) e il Besana (Storia della rivoluzione di Milano nel 1848) danno intiero quel capoverso, che forse il Riccardi ha tolto da qualche prima bozza del proclama, rimasta fra le carte d'archivio. E i nostri lettori vedranno agevolmente come in questo capoverso completato, l'inciso relativo a Pio IX, suggerito dal D'Adda, riveli, nella stessa evoluzione del periodo, i caratteri di un'aggiunta introdotta: “Seconderemo i vostri giusti desideri, fidando nell'aiuto di quel Dio che è visibilmente con noi, di quel Dio che ha dato all'Italia Pio IX, di quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di far da sè.„