Raven si piegò in avanti e osservò la fotografia senza raccoglierla. Rimase impassibile a guardarla.
— Chi è — chiese Charles, troppo pigro per sollevarsi.
— Leina — disse Raven.
Thorstern rise soddisfatto: gioiva per essere riuscito a eliminare fino a quel momento il pensiero di Leina dalla propria mente. Ancora una volta, un essere normale come lui aveva vinto un mutante.
Niente lo rendeva più felice del fatto di precedere un paranormale. Era una sua debolezza caratteristica, che sarebbe stata fonte di grande interesse per un ecologo che studiasse gli effetti di un ambiente contenente forme di vita superiori.
— La vostra donna — disse con disprezzo. — Conosciamo le sue abitudini, i suoi movimenti, le sue facoltà. Sappiamo, per esempio, che è una ipnotica di tipo superiore, come voi. Lo ha detto Steen. E non mentiva, in quel momento. Forse è per questo che vi siete legato a quell’enorme sgualdrina. A meno che non abbiate un debole per gli elefanti e…
— Lasciate perdere le proporzioni fisiche. Leina non è stata fatta per voi. Venite al punto.
— È questo — disse Thorstern senza cessare di mostrarsi soddisfatto. — Nell’esatto momento in cui dovessi morire, o diventare pazzo, o non fossi più io… — batté con un dito sulla fotografia — …lei paga.
— Questo è uno scherzo — disse Raven. — Ridicolo!
— Spero che possiate pensarla allo stesso modo quando la troverete morta.