Thorstern ritenne di aver conquistato un buon punto a favore scaricando su di loro la responsabilità di quanto gli era successo. Anche se non poteva essergli di utilità, lui aveva provato una gran gioia nel dare la colpa a loro. Comunque non riusciva a capire… Perché mai negare di averlo fermato sulla porta, quando potevano vantarsene per intimidirlo maggiormente?
Ma a poco a poco, in un angolo oscuro del suo intimo, cominciò a formarsi lo spaventoso sospetto che avessero detto la verità: forse aveva veramente i giorni contati, dal destino. Nessun uomo è immortale. Forse gli restava poco tempo di vita, e il tempo passa veloce.
— Se siete destinato a morire per un attacco cardiaco — disse Raven — è logico che questi attacchi vi vengano nei momenti di maggiore tensione nervosa. Ecco spiegata la coincidenza. Comunque, non siete fuggito e non siete morto. Forse vi capiterà di morire la settimana prossima. O domani. O prima dell’alba. Nessuno conosce il giorno e l’ora della propria morte. — Indicò il piccolo cronometro di Thorstern. — Intanto i cinque minuti sono diventati quindici.
— Mi arrendo. — Thorstern prese un grosso fazzoletto e se lo passò sulla fronte. Respirava ancora a fatica e aveva la faccia bianca come un lenzuolo. — Mi arrendo.
Era vero. Nella mente gli si poteva leggere la decisione che aveva ormai preso per una mezza dozzina di ragioni, alcune contrastanti, ma tutte soddisfacenti.
“Non si può correre per sempre al massimo. Per vivere più a lungo, mi devo fermare. Devo badare a me stesso. Perché costruire qualcosa che poi godranno gli altri? Wollencott è di dodici anni più giovane di me. Diventerà lui il grande capo, quando io sarò nella fossa. Perché sudare per lui? È un mediocre. Un malleabile che ho tolto dalla strada e che ho trasformato in uomo. Un semplice mutante bersaglio. Floreat Venusia… sotto un mutante puzzolente! Anche la Terra riesce a fare di meglio. Heraty e quasi tutti quelli del Consiglio sono esseri normali… Gilchist me lo ha assicurato.”
Raven prese mentalmente nota del nome: Gilchist, uno del Consiglio Mondiale. Il traditore nelle loro file, e senza dubbio l’uomo che aveva fatto il suo nome al movimento clandestino che agiva sulla Terra. L’uomo che né Kayder né gli altri conoscevano perché non volevano conoscerlo.
“Se non sarà un mutante, sarà un altro” continuò a pensare la mente di Thorstern. “ Uno di loro saprà aspettare fino al momento di raccogliere senza difficoltà il mio impero. Ero al sicuro finché l’attenzione era concentrata su Wollencott, ora invece mi hanno scoperto. I mutanti sono una potenza. Un giorno o l’altro si organizzeranno per mettersi contro i comuni esseri umani. E io non voglio trovarmi nella mischia allora.”
Alzò gli occhi, e vide che gli altri lo stavano osservando attenti.
— Vi ho già detto che mi arrendo. Cos’altro volete?