— No. È certamente continuata fino alla fine della settimana scorsa, ma forse adesso è finita. — Carson guardò interrogativamente Raven. — L’altro ieri Heraty è venuto a dirmi che tutte le nostre preoccupazioni sono terminate. E da quel momento non sono più avvenuti sabotaggi. Io non so cosa abbiate fatto. Comunque, è stata un’azione efficace, se quello che dice Heraty è vero.

— Avete per caso saputo di un certo Thorstern?

— Esatto. — Carson si agitò a disagio sulla poltrona, ma riuscì a controllare i pensieri. — Da parecchio avevamo i nostri agenti alle calcagna di Wollencott, l’uomo che tutti indicavano quale capo della rivolta. Alla fine due nostri agenti avevano riferito che Thorstern era la vera forza nell’ombra, ma non erano riusciti a trovare prove convincenti. Thorstern ha sempre agito con molta prudenza, e nessuno può provare la minima cosa a suo carico.

— È tutto?

— No — ammise Carson con riluttanza, quasi che non volesse dilungarsi sull’argomento. — Heraty ha detto che Thorstern sta trattando con lui.

— Davvero? Vi ha detto a che proposito? Vi ha dato dei dettagli?

— Ha osservato che dubitava della buona fede di Thorstern, o meglio, che dubitava che fosse veramente la persona che diceva di essere, cioè l’uomo capace di fermare l’intransigenza venusiana. E Thorstern si è offerto di provarlo.

— Come?

— Togliendo di mezzo Wollencott… Così! — soggiunse Carson facendo schioccare le dita. Rimase qualche istante in silenzio, poi sospirò e riprese a parlare. — Questo è successo l’altro ieri. Oggi abbiamo ricevuto un messaggio da Venere con l’annuncio che Wollencott è caduto da un apparecchio antigravità ed è morto sul colpo.

— Uhm! — Raven riuscì quasi a vedere la disgrazia e a sentire lo schianto delle ossa. — Bel modo di licenziare un fedele servitore, vero?