— Meglio non dirlo apertamente… Sarebbe una insinuazione.

— Potrei farne qualcun’altra. Potrei parlare di un membro del Consiglio Mondiale. Di Gilchist, per esempio. È un individuo che si potrebbe tranquillamente chiamare un lurido pidocchio.

— Perché dite questo? — chiese Carson, facendosi improvvisamente attento.

— È la mosca sospetta che vola sul piatto. Thorstern stesso lo ha detto, senza sapere che stava tradendo un traditore. — Raven rimase un attimo soprappensiero. — Non so che faccia abbia questo Gilchist. Il giorno in cui mi trovavo al Consiglio ho annusato i presenti, e non ho sentito puzzo di bruciato. Com’è possibile?

— Non c’era. — Carson scrisse alcune annotazioni su un pezzo di carta. — Mancavano quattro membri. Due per malattia, due per affari urgenti. Uno di questi era Gilchist. È arrivato pochi minuti dopo la vostra partenza.

— Il suo affare urgente era il denunciarmi ai suoi complici — disse Raven. — Cosa farete adesso?

— Niente. La vostra informazione non basta. Passerò la notizia a Heraty, e il Consiglio Mondiale prenderà le sue decisioni. Una cosa è lanciare un’accusa, un’altra è provarla.

— Credo che abbiate ragione. Comunque non ha importanza, sia che non lo puniscano, sia che gli diano una medaglia d’oro per il suo tradimento. In fondo, ben poche cose sulla Terra hanno delle vere conseguenze. — Raven si alzò e raggiunse la porta. — Ma c’è una cosa che conta, per quel piccolo peso che possono avere le cose. Thorstern è un essere normale. E anche Heraty. Voi e io non lo siamo.

— E con questo? — chiese Carson a disagio.

— Ci sono uomini che non possono accettare la sconfitta. Ci sono uomini che possono starsene seduti in un apparecchio antigravità e guardare il compagno fedele che precipita nel vuoto. Ci sono uomini che cadono in preda al panico se stimolati nel modo adatto. Questa è la grande maledizione del mondo… la paura! — Fissò Carson negli occhi. — Sapete cosa atterrisce gli uomini?