— La morte — rispose Carson con voce sepolcrale.

— Gli altri uomini — lo corresse Raven. — Ricordatelo… specialmente quando Heraty vi riferisce parte delle cose e trascura accuratamente il resto.

Carson non chiese cosa intendesse dire. Da tempo era abituato alle tecniche difensive degli esseri normali. Gli venivano a parlare di persona quando non avevano niente da nascondere, in caso contrario gli scrivevano o gli telefonavano. E quasi sempre c’era qualcosa da tenere nascosto.

Rimase in silenzio a guardare Raven che se ne andava. Era un mutante, e non aveva mancato di comprendere l’avvertimento di Raven.

A Heraty piaceva forse troppo sbrigare gli affari per telefono.

Il piccolo e vistoso ufficio in cima a quattro rampe di luride scale erano il rifugio di Samuel Glaustrab, un povero ipno capace appena di incantare un passero. Certi suoi antenati dovevano essere stati mutanti, poi il talento doveva aver saltato alcune generazioni ed era ricomparso ma molto indebolito.

Da altri antenati aveva ereditato una mentalità legale e una lingua pronta, doti che lui valutava molto più dei trucchi di qualsiasi mutante.

Entrato nell’ufficio, Raven raggiunse la scrivania sporca d’inchiostro e salutò. — Buon giorno, Sam.

Glaustrab lo guardò da dietro le spesse lenti degli occhiali cerchiati di corno. — Ci conosciamo?

— No.