— Oh, pensavo di sì — spinse da parte alcuni documenti che stava consultando e si alzò.
“Perché mi chiama per nome?” si chiese. “ Chi si crede di essere? Non sono mica il suo valletto.”
Raven si protese sulla scrivania e fissò i pantaloni sdruciti dall’altro.
— Con quegli abiti non ne avete proprio l’aria.
— Un telepatico, vero? — disse Glaustrab e si passò imbarazzato una mano sui pantaloni. — Be’, io non ci faccio caso. Fortunatamente ho la coscienza pulita.
— Vi invidio. Pochi possono dire la stessa cosa.
L’altro si accigliò, perché la frase gli era parsa ironica. — Che cosa posso fare per voi?
— Avete un cliente che si chiama Arthur Kayder?
— Sì, la sua causa verrà discussa domani mattina. — Scosse lentamente la testa. — Dovrò difenderlo con tutta la mia abilità, ma temo che la mia fatica andrà sprecata.
— Perché?