Ascoltò con pazienza non solo le notizie, ma anche tutte quelle interminabili chiacchiere che venivano fatte per divertire il pubblico. Considerava ogni frase con attenzione, e esaminava ogni cosa nella vera monotona completezza. Sotto un certo punto di vista, poteva considerarsi una persona anziana costretta a sorbirsi ore e ore di uno spettacolo fatto per divertire un branco di bambini piagnucolosi.
Alla fine della terza settimana, lo spettroschermo tridimensionale a colori iniziò la nuova serie di uno spettacolo in quattro puntate. Uno dei soliti romanzi sceneggiati che venivano trasmessi con regolarità. Il protagonista, un telepatico, aveva spiato nella mente della donna amata, una non mutante, e l’aveva trovata pura, dolce e onesta. Il malvagio era impersonato da un insettivora, dalla fronte bassa, che nutriva una particolare passione per i millepiedi velenosi.
Era uno di quei polpettoni destinati a occupare le menti e a impedire loro di pensare. Tuttavia Raven seguì le quattro puntate con l’avidità di chi va matto per quel genere di spettacoli. Alla fine, il cattivo veniva punito e la virtù trionfava. Nell’ultima scena un simbolico stivale schiacciava un simbolico millepiedi.
Al termine dello spettacolo, Raven sospirò annoiato e andò a trovare Kayder.
L’uomo che andò ad aprirgli la porta era un essere normale, che somigliava a un pugile suonato. Aveva il naso schiacciato e le orecchie che sembravano di cartapecora. Indossava un maglione grigio.
— C’è Kayder?
— Non so — mentì l’uomo. — Vado a vedere. — Socchiuse gli occhi per osservare meglio il visitatore. — Chi devo annunciare?
— David Raven.
Quel nome non disse niente all’uomo che si allontanò lungo il corridoio, continuando a ripetere mentalmente il nome, come se fosse troppo difficile da ricordare. Tornò dopo qualche minuto.
— Potete passare.