Raven si irrigidì. — Vega! È il punto più vicino che abbiano mai raggiunto.

— Potrebbero anche venire più vicini. Potrebbero raggiungere questo Sistema Solare. O potrebbero allontanarsi in un’altra direzione e lasciare questo settore cosmico per altri diecimila anni. — Non disse altro, ma Raven comprese perfettamente. — È un brutto momento per correre rischi inutili.

— Un errore tattico non ha importanza, quando abbiamo la capacità di nasconderlo e correggerlo — rispose Raven, quindi si alzò. — Vado in cupola ad ascoltare.

Di sopra si accomodò, aprendo la mente, e cercò di isolare dal chiacchiericcio dell’etere la parte di dati provenienti dalla regione di Vega. Non era facile. C’erano tantissime voci che si accavallavano…

“I saltatori tripedi di Raemis sono fuggiti nelle paludi e per la paura rifiutano qualsiasi contatto coi Deneb. Pare che i Deneb lo ritengano un mondo inadatto a qualsiasi scopo. Si apprestano a partire.”

“…influenzato le menti dei piloti, deviando l’intero convoglio verso Zebulam, una quasi-nova nel settore cinquantuno del Crepaccio. Conti nuano a filare imperterriti, convinti di trovarsi sulla giusta rotta.”

“Gliel’ho chiesto. L’aveva abbandonato così all’improvviso e con tanta violenza che era troppo confuso per dare il permesso. Quando si è riavuto era troppo tardi, l’occasione era andata in fumo. Così adesso dovrò aspettarne un altro. Intanto…”

“Questi Weltenstile si sono spaventati a morte quando un incrociatore è sbucato dall’oscurità e li ha bloccati con dei raggi trattori. I Deneb hanno capito subito di aver preso una nave rudimentale con a bordo dei selvaggi, e l’hanno lasciata andare senza nuocere.”

“…dodici in formazione a ventaglio, sempre dirette verso Vega, biancazzurra del settore uno-novantuno, ai bordi del Lungo Spruzzo.”

Raven si drizzò e contemplò il cielo notturno. Il Lungo Spruzzo scintillava allo zenit come un velo impalpabile. I Terrestri lo chiamavano Via Lattea. Tra quel punto e un altro puntolino insignificante perso nell’oscurità c’erano mille mondi capaci di distogliere l’attenzione delle navi in arrivo. Ma quelle navi avrebbero anche potuto insistere sulla loro rotta, ignorando qualsiasi altra attrazione. Quando li si lasciava liberi di agire a modo loro, i cari Deneb erano imprevedibili.