— Grande? — Carson contorse la faccia in una smorfia. — Il turno di notte, quello che impiega il minor numero di personale, era appena terminato. Questo ha fortunatamente ridotto il numero delle vittime a circa quattromila.

— Mio Dio!

— La cosa ha tutta l’apparenza di un disastro industriale causato da qualche misterioso incidente — continuò Carson con voce secca. — Ed è una storia maledetta, perché da qualche tempo tutte le disgrazie simili sembrano avvenire per incidente. E non potremo mai affermare il contrario a meno che qualche nostro dispositivo nascosto non scatti.

— Ce n’erano in questo caso?

— Molti. A decine. Il posto è di grande valore strategico ed era ben sorvegliato. Tenevamo gli occhi aperti. Capite?

— Allora?

— Il novantacinque per cento dei nostri compagni è andato completamente distrutto. I pochi rimasti erano troppo danneggiati per funzionare o per registrare qualcosa di incriminante. Il gruppo di sentinelle, composto da telepatici e da ipnotici è scomparso in mezzo alle macerie.

— Nessun superstite? — chiese Raven.

— Non esattamente. Ci sono alcuni testimoni oculari. Ma non si può chiamarli superstiti, perché il più vicino si trovava a un chilometro dallo stabilimento. Dicono di aver sentito un forte tremito della terra e un boato tremendo: poi l’intero complesso è saltato in aria. Una locomotiva di duecento tonnellate è stata scagliata a mille metri di distanza.

— Secondo quanto mi avevate detto, la tecnica nemica era quella di compiere gravi sabotaggi senza creare forti perdite di vite umane, senza grandi spargimenti di sangue. Dopo tutto, siamo sempre legati da vincoli di parentela. — Raven fissò in silenzio lo schermo. — Se questa esplosione è opera loro, significa che hanno deciso di cambiare tattica e che ci vogliono combattere con la violenza.