I quattro vennero verso di lui, e Raven si rivolse al pilota. — Portatemi a questo indirizzo. Vorrei arrivare poco dopo il tramonto.

5

Kayder arrivò a casa nel momento in cui la luce del giorno stava già cedendo all’oscurità della notte. Fermò lo scafo sportivo dietro la casa e rimase a guardare i due uomini che, spinto l’apparecchio nel piccolo hangar, chiusero le porte scorrevoli. Poi i due lo raggiunsero e lo seguirono verso la porta posteriore della casa.

— Ho fatto tardi ancora una volta — borbottò Kayder. — Questa sera i poliziotti sono in agitazione. Pattugliano ogni angolo del cielo. Mi hanno fermato tre volte. «Possiamo vedere la vostra licenza?» «Ci potete mostrare il brevetto di pilota?» «Possiamo vedere il certificato di abilitazione al volo?» — Sbuffò con rabbia. — Poco mancava che volessero vedere anche le voglie.

— Deve essere successo qualcosa — disse uno degli altri. — Sugli spettroschermi però non è apparsa nessuna notizia particolare.

— Fanno spesso così — disse il secondo. — Sono già passate tre settimane e non hanno ancora ammesso l’incursione al…

— Sss! — Kayder gli diede una violenta gomitata per farlo tacere. — Quante volte devo ripetere che non si deve parlare di queste cose?

Si fermò sui gradini, con le chiavi in mano, e scrutò l’orizzonte nella vana speranza di scorgere il bagliore bianco che vedeva tanto di rado. Era un’abitudine di cui non riusciva a fare a meno anche se sapeva che il puntino bianco sarebbe apparso soltanto nelle prime ore del mattino. Dalla parte opposta, quasi allo zenit, splendeva una luce rosa, ma Kayder non vi fece caso. Era il loro alleato, ma non significava altro. Kayder considerava Marte un opportunista che si era affiancato a Venere nella lotta per pura convenienza. Aprì la porta, entrò, e andò a scaldarsi le mani al pannello termico. — Che cosa c’è da mangiare? — chiese.

— Arrosto di anatra venusiana con mandorle e…

I gong della porta echeggiarono rumorosamente e Kayder si voltò di scatto a guardare il più alto dei suoi due compagni.