—  Proprio come vi ho detto fin dall’inizio. Si è messo in gabbia.

— Forse sì, e forse no. Io mi trovo sul suo pianeta e non sono in gabbia, vero?

Le luci lontane scomparvero improvvisamente lasciando il posto alla vivida fiammata bianca che si alzò da terra per spingersi verso il cielo. Poco dopo giunse un profondo boato che fece tremare i vetri delle finestre. Alla fine tornò il buio, e le luci verdi lontane ricomparvero. Sembravano diventate molto più deboli.

Ardern corrugò la pelle gialla della fronte. Sembrava preoccupato.

— Mi sono allontanato dalla passerella per venirvi a telefonare…

— E con questo?

— Come possiamo avere la certezza che Raven si trovi sullo scafo? Ha avuto tutto il tempo di uscire tranquillamente dall’astroporto. Chiedere una cabina può essere stata una mossa per metterci su una pista sbagliata.

— Potrebbe essere — borbottò Kayder. — È abbastanza furbo da escogitare una cosa del genere. Comunque, possiamo controllare. Quei maledetti se ne sono andati tutti, dalla base?

— Chiedo subito. — Ardern premette un piccolo pulsante inserito nella parete e parlò nell’apertura che si apriva poco più in alto. — C’è ancora attorno qualche ficcanaso?

— Se ne sono andati tutti.