— Con mezzo controspionaggio in ascolto, proferire minacce di morte da una trasmittente a circuito aperto è come mettersi in ginocchio ai piedi di qualcuno e pregarlo di sferrarci un calcio nel sedere — continuò la voce in tono acido. — Con le leggi della Terra, la pena è dai cinque ai sette anni di carcere. E io non potrei intervenire.

— Ma…

— Voi siete un collerico, e lui lo sa. Vi ha spinto a gridare per tutto l’etere le vostre intenzioni illegali. Idiota! — Una breve pausa. — Non posso proteggervi senza tradirmi, quindi dovete scomparire alla svelta. Prendete le vostre scatole e bruciatele, con tutto il contenuto. Poi andatevi a nascondere, fino a quando non riusciremo a farvi lasciare il pianeta in qualche modo.

— Come posso fare? — chiese Kayder, completamente annichilito.

— Sono affari vostri. Lasciate immediatamente la base… Non devono trovarvi là. E siate prudente nel rientrare in casa per prendere le scatole. Possono già aver messo l’edificio sotto sorveglianza. Se non riuscite a recuperarle entro un’ora, lasciate perdere.

— Ma contengono il mio esercito. Con quelle scatole potrei…

— Non potreste fare niente — lo interruppe, secca, la voce — perché non vi darebbero la possibilità di usarle. Ora non perdete tempo a discutere con me. Sparite dalla circolazione e statevene tranquillo. Quando il chiasso si sarà un po’ calmato, cercheremo di nascondervi su qualche astronave diretta a Venere.

— Potrei difendermi dall’accusa — disse Kayder con tono supplichevole. — Potrei dire che si trattava soltanto di frasi dette senza intenzione in un momento di collera.

— Sentite — disse stancamente la voce — il controspionaggio vuole togliervi dalla circolazione. Da mesi sta cercando un pretesto per farlo. Niente può salvarvi tranne una deposizione di Raven in cui dica di sapere che si trattava di parole senza importanza… E io non credo che riuscirete a ottenerla. Ora piantatela e cercate di non farvi trovare.

All’altro capo delle linee la comunicazione venne tolta, e Kayder riappese cupo il ricevitore.