— Un giorno ti taglierò le ali, Grassone! — promise Mavis.
— Dovrei essere carino, con le ali! — Charles scoppiò in una risata che gli fece ballonzolare la pancia. — Io, con la mia mole, che volteggio nell’aria come un angelo. O che svolazzo come una falena obesa — si asciugò gli occhi e riprese a ridere. — Che bello spettacolo!
Mavis prese un piccolo fazzoletto dall’orlo di pizzo e cominciò a singhiozzare in silenzio.
Charles la guardò, stupito. — Be’, cos’ho detto, adesso, che non va?
— Deve esser stato il tuo tono a stimolare questa reazione — disse Raven, e avvicinatosi a Mavis le batté una mano sulla spalla. — Via! Non devi restare qui se i ricordi si sono fatti troppo oppressivi. Puoi andartene, se vuoi. Possiamo trovare altri due che…
Lei allontanò il fazzoletto dagli occhi e parlò con rabbia. — Io rimango. Me ne andrò quando sarà il momento, e non prima. Che tipo credi che sia? Una ragazza non può piangere quando ne ha voglia?
— Certo che può, ma…
— Non farci caso. — Mavis mise il fazzoletto in tasca e chiuse un attimo gli occhi. Poi gli sorrise. — Ora sto bene.
— Anche Leina si comporta in questo modo? — chiese Charles a Raven.
— Non quando le sono vicino.