— Leina era più vecchia quando… quando… — disse Mavis, ma non concluse la frase.

Tutti sapevano esattamente cosa voleva dire. Nessuno avrebbe potuto immaginarlo. Neppure i Deneb. Ma loro sì.

Rimasero qualche istante in silenzio. Ciascuno si era immerso in pensieri personali che rimanevano nascosti dietro lo scudo della mente. Charles fu il primo a parlare vocalmente: — Torniamo al lavoro, David. Quali sono i tuoi piani, e in che modo ti possiamo essere utili?

— I piani sono elementari. Voglio trovare, identificare e affrontare l’uomo chiave dell’opposizione che si trova su Venere. Quello che stabilisce il bello e il brutto tempo, che compone le dispute, che dirige il movimento nazionalistico e che è senza dubbio il grande capo. Togli la pietra principale, e tutto l’arco crolla.

— Non sempre.

— È vero — ammise Raven. — Se la loro organizzazione vale soltanto la metà di quello che sarebbe necessario, hanno certo una persona pronta a sostituire il capo, in caso di bisogno. Forse anche più di una. Se è così, il nostro compito sarà molto più complesso.

— Poi rimangono sempre i Marziani — osservò Charles.

— Forse no. Tutto dipende da come reagiscono a quello che succede qui. Il legame tra Marte e Venere dev’essere più che altro basato sul reciproco incoraggiamento. Ciascuno applaude l’altro. Togli l’applauso, e la commedia non sembrerà più tanto bella. Io spero che Marte vorrà desistere il giorno in cui avremo tolto di mezzo Venere.

— C’è una cosa che non riesco a capire — disse Charles pensieroso. — Cosa impedisce alla Terra di ripagare gli insorti alla stessa maniera, dopo i sabotaggi e tutte le altre cose che hanno fatto contro di essa?

Raven lo disse.