— Cos’ha che gli altri non hanno?

— La faccia, l’aspetto e la personalità che servono alla sua parte — spiegò Charles. — È un Venusiano, mutante di Tipo Sei. Un malleabile con una imponente massa di capelli bianchi, e una voce altrettanto imponente. Può trasformarsi nella perfetta immagine di un dio ogni volta che vuole. E può anche parlare come un oracolo… posto che abbia imparato prima le parole a memoria. È incapace di formulare un pensiero autonomamente.

— Non mi sembra tanto formidabile — osservò Raven.

— Aspetta un momento. Non ho ancora finito. Wollencott è il perfetto ritratto del dinamico capo di un movimento patriottico clandestino, tanto da fare pensare che sia una persona chiamata a recitare una parte. Ed è proprio così.

— Da chi?

— Da un certo Thorstern, il vero capo, la potenza che sta dietro il trono, quello che cospira nell’ombra, l’uomo che continuerà a vivere dopo l’impiccagione di Wollencott.

— Il burattinaio, vero? Sai qualcosa di particolare sul suo conto?

— Sì e no. La cosa più sorprendente è che non si tratta di un mutante. Non ha una sola attitudine paranormale. — Charles fece una pausa e rimase un attimo a riflettere. — Ma è spietato, ambizioso, astuto. Uno psicologo di prim’ordine, con un cervello sorprendentemente agile.

— Un comune con quoziente d’intelligenza altissimo.

— Esatto! E questo significa tutto, quando i talenti temibili non hanno menti temibili. Data una lucidità di prim’ordine, anche un essere comune può mettere nel sacco un telepatico dai riflessi lenti. Il suo pensiero si muoverebbe di una frazione più veloce, tanto da impedire la reazione del telepatico.