24) AD. IX. 36. membr.; mm. 230 x 165; sec. XIV. È la versione latina del Libro della divina dottrina fatta da frate Stefano Maconi. Mutilo de’ primi ff., che contenevano il capitolo 1o e gran parte del 2o; ff. 149, esclusi i mancanti; numer. recente; per una differente divisione i capitoli sono 146; l. 35 per faccia; scrittura gotica; rubriche in rosso; iniziali pure in rosso; dalla seconda metá del cod. alcune iniziali con fregi in nero, e la piú notevole è a c. 117b. Poche postille marginali, e qualche volta i segni: «exo», «no», una mano o altro. Ben conservato, tranne gli ultimi ff. che hanno dei piccoli fori. Leg. moderna in cartoni e dorso in pelle. In fine a c. 148a, con scrittura identica a quella del testo, ma con inchiostro rosso: «Explicit liber divine doctrine date per personam Dei patris intellectui loquentis alme virginis Katerine de Senis... ore virgineo ipsa dictante, licet in vulgari sermone, dum esset in raptu sue felicissime mentis....»: poi due righe abrase. Segue l’orazione: «O spem miram...» A tergo della c. 148, nella parte inferiore, si legge, con scrittura diversa da quella del testo: «Iste liber est domus Sancte Marie de Gratia prope Papiam ordinis carthusiensis». E segue: «Questo libro si è della certosa di Pavia; e, se alchuna persona, de quale conditione e stato voglia se sia, che in permudará questo libro, el quale á nome Dialogo, per... retegnirlo con tuta intentione piutosto de occultarlo che de renderlo, sia certa quella persona che ela sará in peccato mortale de arrobaria, del qual peccato la sancta Scriptura ne parla cosí», ecc. All’ultima c. 149a un principio d’indice.
p)
Nella Casa generalizia dei frati predicatori a Roma[32].
25) membr.; mm. 281 X 207; sec. XIV; ff. 205; carat. rom.; a 2 coll.; 38-40 l.; miniature di stile ital.; ritratti miniati di due domenicani, che il Luchaire ritiene essere probabilmente quelli di fra Raimondo da Capua e di fra Tommaso Caffarini. La prima parte del cod. (ff. 18-172) comprende la Leggenda maggiore di fra Raimondo. Nei ff. 173-189, orazioni di s. Caterina. Nei ff. 189-195 un frammento del Liber de providentia Dei per modum dialogi, nella versione latina di fra Raimondo, come attesta anche l’explicit, nel quale altresí è detto che il testo completo della versione latina del Libro si trova a Siena, fatta da un tale «qui usque nunc superest et appellatur ser Cristoforus de Senis, ibidem scriba sive notarius ac vita et fama precipuus. Usque nunc dico anno Domini 1398». Segue, ff. 195-204, il sermone detto da fra Guglielmo Flete d’Inghilterra appena avvenuta la morte della santa. Nei margini del ms. molte note storiche, biografiche, geografiche. La scrittura delle note, del sermone e di tutta la parte del ms. che segue alla Leggenda è della stessa mano, cioè di fra Tommaso Nacci Caffarini, il quale a f. 202 nota: «Quando ego frater Thomas hic scripsi..., recepi litteras de Bononia, continentes qualiter rex Franciae et collegium parisiense substraxerant se ab obedientia antipapae et quod obsessus erat antipapa. Quod fuit anno Domini 1398 circa finem mensis novembris».
q)
Nella Bodleiana di Oxford[33].
26) N. 283. cart.; in f.o; sec. XV; a 2 coll.; titoli rubricati; cc. scritte 118. Precede la tav. dei capitoli del Libro della beata Chatharina da Siena, come se ciò che segue fosse il libro intero; e non è, perché contiene solo gli ultimi 81 capitoli.
Il I capitolo comincia: «alhora quella anima ansietata digrandissimo desiderio...». E finisce a f. 118: «del quale lume pare che dinouo inhebri lanima mia».
r)
Nella biblioteca della Universitá di Utrecht[34].