27) membr.; in f.o; ff. 212; sec. XV; ff. 1-6 tav. dei 167 capitoli; f. 7a «Incipit liber diuine doctrine...» A f. 212a: «Explicit liber... Katherine de Senis... Et est domus Sancti Saluatoris ordinis carthusiensis prope Trajectum inferius. Scriptus et comptetus decima die mensis maij anno Domini 1438 per manus cuiusdam fratris dicte domus». D’altra mano, questa nota: «Henrici Bor de Trajecto, qui multis annis fuit vicarius».

II
STAMPE

Quella che è reputata edizione principe fu impressa a Bologna circa il 1472, e dai piú recenti e insigni bibliografi dei paleotipi (Hain-Copinger, 4689; Copinger, II, 2, p. 253; Pellechet, 3389; Proctor, 6521; Reichling, fasc. IV, p. 177) viene attribuita a Baldassarre Azzoguidi, il quale, pel primo, introdusse ed esercitò nella sua cittá natale l’arte tipografica. Egli stampò, senza nome, luogo ed anno, il Libro de la diuina providentia composto in uolgare da la seraphica uergene sancta Chatherina da Siena... Segue Lettera ne laquale se contene el transito de la beata Chaterina da Siena scripse Barducio de Pero Canigani (Barduccio Canigiani) a sor Chaterina de Perobon (Pieroboni) nel monasterio de Sancto Piero amonticelli a presso a Fiorenza. L’Azzoguidi stampò in Bologna dal 1471 al 1481. Si conoscono 17 opere impresse da lui col nome, luogo ed anno; altre 6, senza n. l. a., gli sono attribuite; e fra queste ultime, oltre il predetto Libro, anche le Revelazioni di santa Caterina da Bologna, c. 1475. Il Fossi (Cat. codd. saec. XV impressorum qui in publ. Bibl. Magliabechiana Flor. adservantur, Firenze 1793-94) avverte che in queste due stampe i caratteri tipografici sono gli stessi. Due bibliografi bolognesi P. A. Orlandi (Origini e progressi della stampa, Bologna, 1722) e L. Frati (Opere della bibliografia bolognese, Bologna, 1888-89) non citano l’ed. Azzoguidi. Lo Zambrini (Opere volgari a stampa de’ sec. XIII e XIV, Bologna 1884) ne tocca appena, dicendola «quasi irreperibile». Ve ne sono, invece, esemplari: 1 nella Bibl. universitaria di Bologna; 1 nella Comunale di Siena; 1 nella Palatina della Nazionale di Firenze; 1 nella Magliabechiana; 1 nella Bibl. Landau; 2 nella Vaticana; 1 nella Casanatense di Roma; 2 nella Nazionale di Parigi; 3 nel British Museum; 1 nella Walters’ library a Baltimore.

In ordine di tempo vengono le edizioni con la data 28 aprile 1478 e coi nomi di quattro tipografi: Franciscus N. fiorentinus, Bernardus de Dacia, Wernerus Raptor e Conradus Bonebach. Si ignorava chi fosse il primo dei quattro, che firmava il suo cognome con la sola iniziale, ma Konrad Burger (The printers and publishers of the XV century, London, 1902) riconobbe che Franciscus N. fiorentinus o Franc. florentinus è Francesco Di Dino, Dini, di Iacopo di Rigaletto, cartolaio fiorentino, vocato «il conte B. Z.». E il Burger gli assegna altre 25 stampe, impresse alcune a Napoli, altre a Firenze. L’ed. di Franc. N. (Hain, 4696, cfr. Proctor, p. 450) è in f.o; 115 ff.; 2 coll.; 41 o 42 l.; s. num. rich., segn.; carat. rom. Il colofono dice: «Anno MCCCCLXXVIII die vero vicesima octava mensis aprilis impressum in ciuitate neapolitana per discretum virum Franciscum N. fiorentinum». Oltre le Revelazioni contiene la Lettera di Barduccio de Pero Canigani. Il Brunet (dal cat. Boutourlin n. 678) e il Graesse (Trésor de livres rares et précieux, Dresde, 1861 e seg.) affermano che questa ed. è essenzialmente differente da quella dell’Azzoguidi e sembra eseguita sopra altro testo. Un esempl. trovasi nella Spenceriana di Londra; un altro è descritto nel cat. Boutourlin, n. 197.

L’ed. del De Dacia, Hain, 4694 (cfr. Proctor, p. 450) è in f.o; s. l.; ff. 117 (Reichling, ff. 120) non num., né segn.; 2 coll.; 41-42 l.; carat. rom.; s. lett. iniz. Revelazioni. A f. 2a comincia: «Como per virtú de sante oratione se unisce la anima con Dio, et como questa anima de la quale se parla qui, essendo elevata in contemplacione, adomandava quactro petecione al summo Dio». Il colofono: «Anno M.CCCC.LXXVIII., die vero vicesima octaua mensis aprilis, impressum per discretum virum Bernardum de Dacia». Il Brunet (Man. du libr.) dice:... «la souscription est tellement identique avec celle que porte l’édition de Naples (per Fr. N.) qu’il paraît que l’une des deux a été copiée sur l’autre, en changeant seulement le nom de l’imprimeur. Ce dernier, Bernardin de Dacia, ne figure dans aucune autre édition connue jusqu’ici, et l’on ignore même le lieu où il a exercé sa presse». Il Panzer (Annales typ., IV, p. 18, n. 115): «De typographo hoc Bernardo de Dacia ubique est silentium». Il Giustiniani (Saggio stor.-crit. sulla tipografia del Regno di Napoli, Napoli, 1793), ritenendo anch’egli unica ed. quella di Franc. N. e del De Dacia, supponeva che i due tipografi se la fossero divisa, ponendo ciascuno il proprio nome sulle copie di particolare proprietá. L’Olschki (A proposito di un documento per la storia della tip. napol. nel sec. XV, in La bibliofilia, 3,1901-02) non accetta l’ipotesi del Giustiniani perché, egli dice, confrontando le note bibliografiche del Dibdin alle due edizioni (n. 47 e 48 del cat. della Cassano-Serra nella Iohn Rylands library di Manchester) vi si trovano differenze. Un esempl. del De Dacia è nella Riccardiana di Firenze; un altro era posseduto dal bibliofilo napoletano Francesco Antonio Casella.

Tammaro de Marinis (Per la storia della tip. napol., Napoli 15 maggio 1901) fu il primo a pubblicare un contratto da lui rinvenuto nell’Arch. notarile di Napoli, nel quale figurano Giovanni Stanigamer di Landsberg e Werner Raptor di Marburg come tipografi in Napoli. L’ed. firmata «Raptor» è cosí descritta dal Reichling (Appendices ad Hainii-Copingeri Repert. bibliogr., additiones et emendationes, fasc. II, p. 27, Monachi 1905-11): Libro della diuina doctrina... [Neapoli] Wernerus Raptor de Hassia, 1478, 28 apr. In 4o; carat. rom. ff. 118 non num., né segn.; 2 coll.; 42 l.; s. lett. iniz. Il colofono: Anno MCCCCLXXVIII die vero vicesima octaua mensis aprilis conpositum per discretum Vuernerum Raptor de Almania alta de Hassea de terra che chiama «In dem gulden Troghe». E soggiunge: «Werneri Raptoris, typographi antea prorsus ignoti, primus mentionem fecit Tamarus de Marinis». Si conoscono due esemplari di questa ed., l’uno nella Nazionale di Napoli, l’altro nella Universitaria di Genova.

Il quarto è Conradus Bonebach (Copinger, II, 1503; Proctor, An index to the early printed books in the Brit. Mus. n. 6723): Libro dela divina doctrina revuellata... In f.o, senza front.; carat. rom.; s. segn. né numer.; s. l. (Neapoli) 1478, apr.; ff. 119; 2 coll.; 40-42 l. Il colofono: «Impressum per discretum Conradum Bonebach de Almania alta de Hassea terra che chiama «In dem gulden Troghe». Un esempl. nel British Museum; un altro, posseduto da Carlo Negroni (cfr. Il bibliofilo, an. VI, n. 4), appartenne giá ai Medici, come dallo stemma miniato nella 2a carta.

Il De Marinis e il Dziatzko (in Beiträge zur Kenntnis des Schrift- Buch- und Bibliothekswesens herausgegeben, VI, 13-23) ritengono unica ed. quella sottoscritta dai quattro sopra nominati, e che le copie, divise fra gli operai, sarebbero state messe in commercio con nomi diversi. Una supposizione presso a poco simile fa il Walters (A descriptive cat. of the books printed in the 15th century, Baltimore, 1906).

C’è discordanza tra i bibliografi quanto al conteggio dei ff., che vanno da un minimo di 114 ad un massimo di 120, secondo che essi calcolano o no i ff. bianchi e le cc. non numerate.

Il Reichling (op. cit., vol. edito nel 1911), a sciogliere l’enigma che avvolgeva queste ed., dice: «Huius libri sine dubio Henrici Alding typo 1o exscripti varia exemplaria eodem anno ac die emissa, titulo quidem paulum inter se differentia, in fine nomina quatuor diversorum typographorum prae se ferunt: Werneri Raptoris, Bernardi de Dacia, Conradi Bonebach, Francisci Dini. Ad hos igitur viros officina Henrici Alding, qui paulo ante Messanam discesserat, transisse videtur».