Ora credo che i brani che vi ho letto del D'Annunzio, a persona di noi meno foderata contro queste forme di eccitamento possano precisamente a qualche ora rappresentare le esteriorità di quel reato di lenocinio disinteressato che Dante Alighieri e i suoi protagonisti del Canto V imputavano al libro degli amori di Lanciotto.

Ma io alla vostra fede, alla vostra coscienza domando (e forse una risposta anticipata l'avete data l'altro giorno quando sorridevate e ridevate alla lettura delle immagini che all'ardente fantasia africana dell'amico Marinetti ha suggerite, il desiderio di quella sincerità, di quella libertà ad oltranza che ispira la sua arte e che non teme la repulsione, come egli afferma, momentanea dello spettatore o del lettore e spera anche da questa esagerazione di impressioni, da questa profondità di ferite, di ricavare qualche cosa che sia segno di risveglio, segno di rigenerazione) se il Marinetti nello scrivere queste frasi e questi episodî ispirati a questi concetti avrebbe, secondo afferma il Pubblico Ministero, suscitati i sentimenti erotici del lettore.

E vediamo ciò sotto un doppio profilo. Vediamolo per la realtà, per l'entità di queste parole e vediamolo anche per la posizione nella quale sono messe e per i commenti che per esse a volta a volta sono stati fatti. Io ometterò qualche parola in questa lettura, non perchè costituisca offesa al pudore, ma perchè può costituire offesa alle convenienze, perchè può sotto un certo aspetto e con un certo criterio costituire offesa alla buona educazione, perchè può secondo alcuni criterî miei costituire offesa a talune ragioni estetiche. Avreste potuto anche ordinare la chiusura delle porte, signori magistrati, senza che la chiusura avesse implicata la esistenza di un oltraggio al pudore. Ci possono essere delle cose che non dirò mai; ci sono delle parole che ho repugnanza profonda a pronunciare o anche a leggere dove sono scritte; ma ciò perchè io temo di offendere un criterio mio personale, sbagliato finchè volete, che posso avere del modo con cui si possono comunicare più utilmente i proprii pensieri, i proprii sentimenti agli ascoltatori. Io non credo alla teoria di violenze sul viso, dirette ad inculcare un convincimento, un pensiero, una verità; io credo, e qualche volta ho dovuto anche di questa mia credenza abbastanza felicitarmi, che vi siano altre vie meglio conducenti allo scopo o morale, o politico, o letterario che ci proponiamo.

Per questo posso anche saltare quelle parole, ma voi rivedrete l'intelaiatura completa del romanzo e giudicherete sull'argomento che nei riguardi del materiale del delitto io vi sottopongo.

Seguo i brani incriminati così come li ha letti il Pubblico Ministero e il primo è questo, che comincia: «Costoro avevano steso nella melma tutte le negre…»

Il bacio vi dà un senso di repulsione, nè più nè meno. Ma questa repulsione è anche nell'animo dell'artista, anche nell'animo dello scrittore! ( Bene! Applausi ).

Ed egli scrive quello che scrive col pensiero di ottenerla, questa repulsione, perchè egli non tarda, dopo avere ancora in un'altra pagina parlato dei remi i quali spingono le donne voluttuose, ad invocare la punizione dell'eccidio e della strage, ed egli parla a questa accolta di uomini i quali nella voluttà si imbragano, i quali per tal via profanano il mistero della generazione, i quali confondono l'allettamento barbarico della bestia con l'indefinibile piacere degli uomini, e: «Siete voi i direttori di questo nobile spettacolo!… Vi riconosco tutti, illustri generali di Bubassa, più che mai degni di lui!… ecc., ecc.»

Non c'è bisogno del procuratore del re, quando è l'autore che bolla così lo spettacolo con la suggestione della repugnanza che egli ha già presentato all'animo dei lettori.

E ciò che dico per questo primo capitolo si può ripetere invariabilmente per tutti gli altri. E siccome è sistema comodo quello degli eccetera, quando si tratta di capi di imputazione ed occorre essere analitici anzichè sintetici, anche più analitici di quello che non sia stato il Pubblico Ministero, e poichè la camera di consiglio del Tribunale dovrà riandare in base al libello di citazione tutti questi brani, continuo e non mi appago di sintesi troppo rapide.

Siamo arrivati a pagina 79, e in questa pagina abbiamo un altro fenomeno, abbiamo un'altra rappresentazione che non suscita questa volta il disgusto, ma suscita semplicemente l'ilarità; abbiamo una rappresentazione grottesca, abbiamo qualche cosa che è destinata a mettere quasi una nota di buon umore in un libro molto tetro, in un libro il quale per la sovrabbondanza della immaginazione del Marinetti, per il barocchismo di taluna delle sue immagini raggiunge l'effetto che due testimoni hanno descritto all'udienza. Ci vuole della fede per amarlo, bisogna appartenere alla vostra scuola, bisogna dividere i vostri ideali, Marinetti, per superare le difficoltà non del vostro stile, ma della stessa vostra concezione artistica, diretta, come voi nobilmente affermate, non a creare il trastullo e il piacere transitorio di un lettore che vada a caccia di emozioni, ma a combattere una battaglia la quale non può lasciare intorno che ferite, ma ferite dalle quali voi sperate una risollevazione, una rigenerazione della fibra letteraria, politica e morale del vostro paese.