E vi faccio grazia dei Fleurs du mal, di quello spirito irrequieto e profondo che fu uno dei più grandi poeti di Francia, ho nominato Baudelaire; ma non posso tacere di un'imputazione che ha colpito lo Swinburne, il quale quando pubblicò il suo Poemi e ballate, si trovò di fronte un vostro collega inglese che incriminò sopratutto l' Ode ad Anactolia, per chi nol sapesse l'amica e amante di Saffo, il più turpe amore che si possa immaginare, perchè non è diretto, secondo la Bibbia, alla fecondazione. ( Mormorii ).

Arte classica ancora! Orbene, lo Swinburne è stato anche condannato; ma ciò non gli ha impedito di essere salutato dalla pudica Albione come uno dei suoi più grandi poeti.

«Alla pubblicazione dei Poemi e ballate, osserva il Chiarini, scoppiò in Inghilterra a sudden thunder from the serene heavens of public virtue. Gli anonimi custodi della pubblica morale scattaron su, come tanti diavoletti dalle scatole alle quali si cavi il coperchio, scattaron su dalle Riviste, dai Magazines, gridando all'empio, all'immorale, al pagano». E i tribunali ordinarono che il libro fosse ritirato dalla circolazione.

L'autore finì dichiarando che il verdetto dei suoi giudici era per lui materia di assoluta indifferenza, che poco gl'importava apparisse agli occhi dei suoi critici morale o immorale, cristiano o pagano; fu, dice egli stesso, costretto da alcune circostanze che accompagnarono la prima e la seconda edizione del suo libro, a rispondere; e rispose, cioè, gittando agli altri sarcasmo e disprezzo, rispose ad uno dei suoi critici, la cui opera riconobbe essere d'un nemico sì, ma d'un gentiluomo.

Nei Poemi e ballate Swinburne è artista, niente altro che artista e, come tale, non sa intendere che cosa abbiano a che fare con l'arte le idee di morale sanzionate dalla società umana; si meraviglia dello scandalo prodotto dalle sue poesie, a quel modo che il Canova, certamente non immorale nè irreligioso, avrebbe, credo, fatto le meraviglie se lo avessero accusato di oltraggio alla decenza, perchè aveva scolpita la sua Venere senza neppure un cencio di camicia che le coprisse il petto e le coscie. ( Bene! )

Aggiunge il Chiarini che è impossibile determinare esattamente il punto nel quale un'opera d'arte può incominciare a divenire un'offesa alla morale, ciò dipendendo sopratutto dalla diversa impressione che può fare nelle persone che la considerano, secondo ch'è più o meno gentile e colto l'animo loro. E qui cita l'esempio della Venere del Canova, davanti alla quale l'artista si esalta perchè non vi vede la carne (come la vedete voi nei romanzi contro i quali fulminate le vostre accuse), e, invece, il facchino vede una bella donna che vorrebbe fosse ridotta in carne per goder di quelle cose che le porte aperte non ci consentono di nominare, perchè nessuno sa, proprio nessuno, di che roba si tratti.

Ah, se lo Swinburne diceva: «a me ripugna immaginare certe cose che essi hanno saputo scoprire nei miei versi», io temo che Marinetti possa fare eguale discorso. E potrebbe anche lui aggiungere: «evidentemente, io non sono virtuoso abbastanza sì che io possa intenderli, e ringrazio il cielo di non esserlo. La mia corruzione arrossirebbe del loro pudore».

Dunque, riassumendo, l'arte classica non vi giova, non giovano alla vostra tesi gli esempî dei più illustri scrittori della letteratura europea.

Vediamo se vi giovi l'opera precedente del Marinetti. È vero che il mio amico Cappa vi diceva stamane: condannate pure lui, e salvate Mafarka; ma questo è impossibile, caro amico, questo è un volo poetico, perchè la condanna investirebbe l'autore e il romanzo insieme. Quando voi, vedete, mi prendete fra le vostre forbici accusatone il Sig. Marinetti e volete arrostirlo con quattro mesi di reclusione e 1000 lire di multa, dovete giudicarlo un po' anche lui; Mafarka, va bene; ma anche F. T. Marinetti, scrittore.

Ora l'opera letteraria di lui, in sintesi, è questa (non so quale sia la sua vita e non posso giurare che corrisponda all'opera): egli è un odiatore delle donne—peccato, perchè è un bel giovane—un misogino. Se scrive la Conquête des Etoiles, imbevuto, in quel momento, di pessimismo leopardiano, immagina l'assalto delle onde contro le stelle, l'ira delle onde per non poter raggiungere il cielo, quasi a simboleggiare la suprema aspirazione degli uomini verso l'irraggiungibile infinito. E le donne non compariscono. Se scrive Destruction, forse potrà essere incriminato come anarchico, non certo come offensore del pubblico buon costume. Se scrive il Roi Bombance, egli fa la satira spietata dei bassi e volgari appetiti del potere; ma di donna nemmeno l'ombra. E quando trasporta Roi Bombance sulla scena, non si sentono che delle voci di donne in lontananza, fuggenti, indignate da quello spettacolo di bassezza sensuale, (nel senso puro della parola, signor rappresentante del P. M.), dato dai ghiottoni che sono al proscenio. Se scrive Mafarka il futurista, vi premette il suo credo letterario e morale di superuomo e di misogino, in una prefazione diretta ai suoi compagni di idee e di fede. E quando descrive gli spettacoli di lussuria che fanno sorridere voi, signor accusatore, li descrive con lo sdegno di un uomo amareggiato e dolente che le virtù della stirpe e del popolo si frangano, si perdano, rovinino, si macerino nel letamaio della corruzione sessuale. Ora, col leggere alcuni brani del romanzo, i difensori non hanno inteso di opporre cose belle a cose brutte, come se queste potessero essere discriminate da quelle, ma argomenti a prova del contenuto etico dell'intenzione dell'agente, in opposizione al dolo che, comunque considerato, l'accusa sostiene contro di lui. E qui, signor rappresentante del P. M., voglio anche darvi ragione, per quanto abbiate torto: non dolo specifico, dolo generico, ma dolo. Il quale è costituito, in ogni modo, dei due essenziali elementi di coscienza e di volontà; coscienza che le cose che si dicono possano offendere la pubblica morale, volontà diretta ad offenderla. ( Bene! )