PUBBLICO MINISTERO. ( Fa cenni di diniego ).

AVV. SARFATTI.—Sì, è proprio così. Questo è il dolo, cioè questa è l'intenzione. Perchè quando voi parlate di fine e leggete le sentenze di Cassazione che parlano di fine, alle quali sentenze aderiamo, voi cadete nell'equivoco, del resto comune, di confondere l'intenzione col fine, mentre il fine è uno degli elementi dell'intenzione ma non è l'intenzione. Il fine è la méta verso cui si dirige l'intenzione.

Ora quando avete dimostrato che il fine non è necessario, non avete ancora dimostrato che il fine costituisca l'intenzione, e questa, ripeto, non è la méta verso cui ci si dirige, ma la molla che spinge verso la méta. L'intenzione è costituita sempre di coscienza e di volontà, nella più esatta, sicura, concorde interpretazione dell'Art. 45 del Cod. Penale. E guardate bene che l'intenzione soltanto salva e discrimina le opere d'arte dalla pornografia. Se i giudici non dovessero fare l'esame della intenzione, sarebbero trasformati in letterati carnefici, i quali dovrebbero oggi condannare un grande autore, domani un piccolo autore, oggi una bella opera di pittura e di scultura, domani un poema d'immagini follemente alate, un romanzo di rappresentazione spietatamente verista, un dramma d'intensità profondamente umana. Ciò che salva i giudizii di questo genere anche dai fulmini degli uomini nuovi, persino dei futuristi, è appunto la ricerca dell'intenzione. Con questa non condannerete l' Autobiografia di Benvenuto Cellini, i mosaici di S. Marco, il Nettuno del Giambologna, le commedie del Macchiavelli e del Bibbiena, la carne trionfante nelle pagane novelle di messer Giovanni Boccaccio. E non condannerete Mafarka il futurista, come (ne parleremo subito, del vostro esempio classico) come non avreste dovuto condannare e non avete condannato Quelle Signore. Insomma, il solo elemento discriminatore tra l'arte e la pornografia è l'intenzione; e quando Cappa, in quella sua meravigliosa e vagabonda improvvisazione, vi legge delle belle frasi marinettiane e mafarkiane, e quando Barzilai entra con più profondo specillo nelle viscere degli aneddoti da voi incriminati, l'uno e l'altro, ve l'ho già detto, intendono soltanto a distruggere quello che voi sostenete essere il dolo. L'intenzione del Marinetti non credo sia stata morale; ma è stata soltanto di natura, a dir così, artistica e intellettuale. Quando egli vuol rappresentarvi il suo eroe, ha bisogno di rappresentarvelo svincolato dalle oppressioni della carne. ( Applausi ).

Nato, il nostro autore, fra due popoli, l'italiano e il francese, tra due razze, la bianca e la negra, nutrito, dice una sua biografia, di latte sudanese—io credo già che il latte abbia lo stesso colore sotto tutte le latitudini—egli ha voluto in Mafarka, di progenie regale araba, rappresentarvi il tipo dell'eroe, che, per essere, come tutti gli arabi forti, veemente e temerario, non dimentica di essere astuto, previdente e provvidente. La duplice, quasi contradditoria anima dell'arabo è tutta nell'anima eroica di Mafarka il futurista, e, se avete letto il libro (io credo che intero non lo abbiate letto, perchè, se l'aveste letto, non vi sareste limitato a leggere i passi secondo voi offensivi al pudore).

PUBBLICO MINISTERO.—L'ho letto.

AVV. SARFATTI.—Me ne congratulo con voi: fa parte della letteratura europea. Dunque, se avete letto il libro, avrete visto che Mafarka il futurista, fino ad un certo punto, è un eroe umano, cioè a dire con la più raffinata delle astuzie, col più temerario e ardito dei coraggi, egli vince gli avversarî, s'incorona della corona di re, diventa padrone assoluto di un regno contrastato e ambito.

Ma, alla difesa di Tell-el-Kibir, suo fratello Magamal è ferito a morte da un cane rabbioso: l'avete letto voi « Mafarka il futurista », e avete provato l'impressione che il capitolo dei «Cani del sole» sia veramente un grande capitolo di poesia epica? Avete voi mai pensato che chi scrisse quel capitolo non può essere un uomo da mandare in galera? Se non lo avete pensato, peggio per voi! ( Applausi fragorosi ).

Scusi il Tribunale se sono un po' vivace: dico peggio per lui, perchè è giovane, e si lascia sopraffare da sofismi contro il bello.

Dunque, arrivato ad un certo punto, poichè il solo legame che lo teneva unito a questa terra gli manca e gli manca il modo così tragico, Mafarka diventa un dio; non è più un eroe umano posto in rilievo dalla fantasia dell'autore, diventa un eroe soprannaturale, vorrei dire religioso, se fosse lecito dire tutte queste parole in quest'ora e senza una spiegazione.

E come nella prima metà del libro, (ch'è tutta intessuta di elementi che attengono al paese che viene descritto, alla razza che vi si agita, agli eserciti che vi cozzano), questo eroe umano campeggia sul grande sfondo del quadro, come un eroe antico, classico, come un eroe di Virgilio e di Omero, nella seconda metà del libro diventa un'astrazione filosofica. Mafarka il futurista vuol liberarsi dei vincoli carnali, e concepisce l'idea, mi pare piuttosto grandiosa, di fabbricare un uomo in concorrenza con le donne, di fabbricarlo senza le donne, di dare a questa creatura che dovrà essere la padrona, la soggiogatrice dello spazio e del tempo, che non dovrà più camminare su questa misera terra e trovare in Piazza Beccaria dei rappresentanti del P. M., di dare a questa creatura, che munirà di ali, tutte le qualità necessarie per librarsi alta su queste regioni materiali di tempo e di spazio per essere la vincitrice del tempo e dello spazio. Ora se questo è, ed è veramente, se il Marinetti ha voluto il suo eroe così, se lo ha voluto liberato da questi vincoli, è vero, signor rappresentante del P. M.?, così umani, e qualche volta, ahimè, così dolci, se egli l'ha voluto così,—come poteva contemporaneamente volere l'offesa al pudore? Come poteva volere nello stesso tempo il bianco e il nero, il possibile e l'impossibile? Come poteva volere che Mafarka il futurista, il quale mette sotto i piedi tutto quello che è concupiscenza carnale, si dilettasse, invece, di rappresentazioni sporche ed ignobili, di stupri di negre e di cose di questo genere?