—Oh, signorinella!—balbettò Milia.
—Senti, un favore da niente... Ascolta bene. Tu devi andare da Enrico... Alla ferrovia... Alle partenze, lo sai, dove si prendono i biglietti...
La signorina frugava sotto l’origliere.
—Lo farai chiamare e gli darai questa lettera.
Nella penombra la busta della lettera biancheggiava. Milia ritrasse le mani.
—Non vuoi? Non vuoi andare?...
Ora la signorina s’era levata a sedere sul letto e ricercava le piccole ruvide mani che le erano sfuggite. Le ritrovò, le strinse, dolcemente, lasciò tra quelle scivolare la lettera e le rinserrò.
—Perchè non vuoi? Di che hai paura? Tu lo sai, fino a stasera papà non torna. Nessuno saprà nulla. Su, Milia! Come te lo devo dire? Vacci! Fammi questa carità!
L’altra, irresoluta, taceva, girando e rigirando la lettera fra le dita.
—Rispondi! Che vuoi fare? Non vuoi? Dunque alla signorina tua non le vuoi più bene? Di’, non le vuoi più bene?