Si levò dalla tavola e venne a porsi davanti alla finestra. Mise le mani spiegate sul davanzale. E, gravemente, soggiunse:
—Senti, Sofia, lascialo! Io te lo volevo dire da tanto tempo! Pensa a te, pensa a te! Quell’uomo lì non è fatto pel tuo carattere nobile e fine. Lascialo. Egli ti lascerà, se non lo lasci. È tristo, è ingeneroso... Perdonami, sai, non ti dolere... È tristo, è tristo!...
Sofia Sponzilli tremava, bianca come un cencio. Tremavano le sue piccole mani nervose e tormentavano i fascicoli del romanzo, il gomitolo, il ricamo che Milia aveva dimenticato sulla finestra.
Rispose, piano:
—No... non posso.
—Ti lascerà! Lo vedrai.
—Ebbene... se fa questo... Vedrai, Laura!
La maestrina scosse la testa, pietosa. E si mise a riordinare, macchinalmente, i suoi compiti sulla tavola.
—Tu non hai cuore per certe cose!—disse la Sponzilli, all’improvviso—Tu non hai mai amato!
—Oh, figlia mia!—balbettò la maestrina, con tutta la commossa voce del suo cuore pieno di ricordi e di rimprovero.