Balbettai:

—Senti... Credevo... M’era parso che tu sapessi...

—Ebbene? Che cosa?...

—Ho avuto il decreto, ecco... Il decreto di professore...

—Come!—esclamò—Ma davvero?...

Gl’indicavo il tavolino, sul quale il lume esterno a pena riesciva a far biancheggiare, nella oscurità, quel provvido foglio. Barra lo prese, s’appressò alle vetrate un’altra volta, lo lesse in fretta.

—Perdio!... Ma come!... E non mi hai detto niente!

—Che importava?

—Come! A me! Ma importava moltissimo, importava! Ma è una consolazione, per un amico!... Carlo! Che diavolo! Dovevi subito dirmelo!... Dunque bravo! Bravo! Son contento... Dunque eccoti a posto. Son contentone!

Aveva acceso l’ultimo mozzicone che ci era rimasto d’una stearica e ora badava a cacciare e a pestare in fretta e furia in una valigetta qualche camicia, de’ libri, un paio di scarpe, una spazzola. Andava su e giù per la stanzuccia, frugandovi, accrescendo a mano a mano il suo bagaglio. E durante la bisogna continuava: