—Vai, vai!—gli feci.
E, sulla porta, mentre ancora gli stendevo la mano, un impeto di collera e di disprezzo me la fece ritrarre.
—Va!—dissi—Addio!... Va pure!... Sii felice!...
—Addio...—mormorò Barra, timidamente.
Scese le scale, da prima lento, poi proprio a rompicollo. Io rinchiusi l’uscio. Mossi diritto al lume e lo spensi.
Si rifece l’oscurità nella stanzuccia. Nell’angolo della vetrata tornò più vivo il riflesso rossastro del fanale, e mi parve che il Vico Majorani diventasse più cupo e più silenzioso.
Mi sentivo piegare. Cercai il letto, tastai la fredda coltre, mi vi gettai sopra, bocconi. Il silenzio era alto. La fruttivendola, una storpia, addormentava il suo piccolo giù, nel vico, con una cantilena lamentosa.
Nascosi la faccia nelli origlieri. E a un tratto mi misi a singhiozzare, convulsamente.