—Un rhum!—chiese l’ercole, dopo un po’, lanciando al soffitto la prima boccata di fumo denso e puzzolente—Almeno—soggiunse, e si trasse davanti il bicchierino—qui c’è calduccio, ci si sta bene. Hanno visto fuori? Mezzo palmo di neve e nemmeno un cane per la via. La neve in Ottobre? Ma dico, dove siamo? In Russia?
—Cattiva stagione—disse il di Bartolo, per dir qualcosa.
—E voi che farete?—chiesi all’ercole, che si grattava il mento e guardava davanti a sè nel vuoto, con uno sguardo sgomento.
—E che devo fare? Domani o domani l’altro si va via. Domani è domenica e vorrei profittare della giornata. Chissà! Bel paese Giffuni! In tre sere settantotto lire! Cosa vuole, che ci lasci in pegno Mahmud?
Il di Bartolo si volse, con l’indice puntato sulla Gazzetta al passo che leggeva.
—Mahmud?
—L’orso bianco—disse l’ercole, grave.
—Difatti—io dissi—avrete le vostre spese...
—Spese? Altro! E poi gli incerti, caro lei. Se sapesse!
Bevve un goccetto di rhum, si passò il dorso della mano vellosa e enorme sulle labbra e soggiunse: