—Vuol vedervi!

—È il vostro innamorato!

—Cristo!—fece il donnone, intervenendo—V’ho detto via! Via tutte!

La chiave stridette nella toppa. S’aperse a mezzo la porticina e tra la porta e lo stipite apparve una piccola figura femminile, immota. Era una biondina, sottile, pallida, con due occhi dolci e timidi che interrogavano or me ora quelle donne.

Vi fu un breve silenzio. Un fiotto di luce si riversò dalla piccola stanzuccia nel corridoio.

—Che volete?—disse la biondina.

—Niente, niente—disse il donnone—Il signore ha chiesto della baronessa.

La biondina spalancò l’uscio e poi si trasse da parte. Ora si illuminava tutta quanta. Era vestita d’un camice azzurrino e già pettinata, semplicemente. Nella mano destra premeva un mazzo di carte da giuoco: l’altra mano, pur bianca, fine, esangue, abbottonava il camice sul petto.

—È la Virginia.—mi soffiò all’orecchio il donnone—Tipo signorile.

Da un letto, in fondo alla camera, la stridula voce di donna Clorinda gridò: