—Ho capito! È il pittore. Verrò, verrò, signor pittore! Verrò domani senz’altro!

—Non potreste oggi?

—Oggi? Ebbene, sì, oggi! Oggi senz’altro!

Era beatamente adagiata nel letto della Virginia, con la bianca testa su due capezzali, con una collana di grossi coralli al collo. Sulla coltre erano sparse alcune altre carte da giuoco. Accanto al letto era una poltrona sudicia e sdrucita, in cui la biondina avea fatto il fosso.

—Ha visto la Virginia?—mi fece il donnone riconducendomi all’uscio di strada—È un peccato. S’è legata alla vecchia e perfino le lascia il suo letto. E giusto adesso, che avrebbe bisogno tanto di riposare! È malata, sa: ma è cocciuta...

Pensavo a quel fosso, nella poltrona.

—E dorme lì, nella poltrona?

—Se n’è accorto? Già. Ma guardi! Si può essere più bestia di così! Farmi le nottate intere accanto alla pazza, che le cava la ventura dalle carte!

—Che diceva lei? Ch’è malata?

—Ah! Signore Iddio!—sospirò la virago.