E con la punta del medio si toccò a più riprese in mezzo al petto enorme e molle, ondeggiante a ogni suo più piccolo moto.
—Qui, capisce?
Scendevo le scale, scusandomi.
Il donnone mi gridava dietro:
—Sa, badi: si tenga a sinistra! E non dubiti: penso io a mandarle oggi la baronessa. E mille rispetti! E ci venga a trovare!
Difatti la pazza m’arrivò allo studio qualche ora appresso, nella sua solita buffa acconciatura. Durante il primo riposo cercai di farmi narrare la storia della Virginia: doveva bene avere una storia la biondina. Ma mi riescì di sapere poco o nulla: la vecchia anzi s’era rabbuiata e mostrava di non volersi troppo intrattenere dell’argomento. Sì, la Virginia le aveva ceduto il suo letto, l’aveva fatta accogliere in quella casa per carità, s’era impietosita, ecco tutto. Figlia di signori, la Virginia: sapeva leggere e scrivere e aveva pur cantato a teatro.
Tutto questo ella mi andò borbottando con l’abituale sua disordinata maniera di narrazione, così che non riescii che a comprendere ben poco: il vaniloquio della pazza raffittiva l’oscurità che io avevo cercato di penetrare e in cui si perdeva la figura, pur così interessante, della piccola bionda.
Costei morì sullo scorcio di novembre e donna Clorinda morì due settimane appresso. La virago mi raccontò che la vecchia s’era seduta nella poltrona di Virginia e lì s’era lasciata morire. La collana di corallo se l’era presa la virago: glie la vidi al collo. Chiarina mi disse che alla pazza non avevano trovato nulla addosso, infuori d’un piccolo e logoro portafogli nel quale erano due o tre soldi e, avvolto in un biglietto del lotto, un bel ricciolo di capelli biondi che somigliavano tanto a quelli della Virginia.
—Ah, caro Lei!—mi fece il donnone, sull’uscio di strada—Non può immaginare che s’è patito con quelle due! E lei?... Tornerà?... Ora son finite le malinconie... Badi... si tenga a sinistra... Mille rispetti. Ci venga a trovare, neh? E per cose allegre, ora, per cose allegre!...