—Promettetemi di consegnare questi oggettini a quella povera vecchia... Mi aspetta. È per me che vive ancora... Ditele....
Mi sentii ficcare nella saccoccia destra de’ pantaloni una mano che vi s’addentrò fino in fondo, vi lasciò un involtino, e si ritrasse. Le confuse voci della trincea ora coglieva e ammorzava un poco un crepitìo lacerante, che cresceva sempre e, a quando a quando, era superato da scoppii più sonori. Seguirono, subitamente, a una di queste violente detonazioni un fumo violaceo, ch’empì tutta la buca formicolante, e un silenzio improvviso. Non vedevo più nulla: mi credevo accecato. Il teatino mi doveva tuttora essere accanto, poichè quella che lentamente, sommessamente terminava una preghiera, mi parve proprio la sua voce.
—... committo spiritum meum...
Una vampata, un fragore, un urlio d’assalitori e d’assaliti, e il fumo, l’orrendo fumo che ci avvolgeva e ci stringeva alle fauci....
Nient’altro....
Non ricordo più nient’altro....
***
—Ave Maria! Chi volete?
—Vorrei parlare alla signora badessa....
—Figlio, è malata.