La vettura avea preso per Piazza Francese e s’era ficcata ne’ vicoli di Porto. Ai Lanzieri la sconosciuta scese d’avanti alla porta d’una delle tante miserabili e tristi locande del quartiere. Dalla serpa Longo domandò:

—V’aspetto?

E come ella pareva indecisa il vetturino soggiunse:

—Bene, andate pure: io vi aspetto.

Da’ Lanzieri erano andati alla Marinella e dalla Marinella ai Mercanti, e appresso alla Giudecca, al Vico Coltellari, a Rua Catalana. Ella, a ogni sosta, si precipitava dalla vettura, si cacciava in un palazzetto e riappariva poco dopo muta, livida, con gli occhi pieni di lacrime. Risaliva a stento in vettura: s’afferrava alla serpa talvolta. L’ultima volta Longo dovette aiutarla. Per via la udì singhiozzare.

Si volse.

—Ma che avete dunque!

Ella mormorò:

—Nulla... nulla.

Annottava. A un tratto Longo sentì che ella gli batteva lievemente, in punta di dita, sulla spalla.