—Arrivederci.
E quasi ogni giorno lo stesso colombo veniva a pigliarsi una penna caduta.
—Fatemi la finezza—gli chiese una volta il canarino—sapreste voi perchè così spesso mi cadono le penne? Io ne sono assai preoccupato.
Il colombo lo guardò malinconicamente.
—Che volete vi dica?
E non gli volle dire che gli anni e i dispiaceri sogliono far di questi scherzi.
Passò un mese. I piccini del colombo s'eran fatti grandi e strillavano, sporgendo dalla buca le testine ancora spelate. Attorno a quel nido altri nidi si destavano all'alba e un pigolio continuo succedeva sino a quando l'appetito dei piccoli colombi non era soddisfatto. I colombi grandi tubavano all'ombra, empiendo il cortile della dolcezza dei loro amori.
In luglio il colombo grigio si ricordò della conoscenza. Ma in quella mattina avea avuto tanto da fare e s'era così impensierito di certi muratori che erano venuti a mettere scale pei muri presso i nidi, che la visita dovette farla a sera, quando i muratori se ne andarono.
C'era una luna bianca che faceva capolino di su il belvedere delle monache.
—Buona sera—disse il colombo—come state? Sentite che bell'aria fresca?