—Ahimè!—disse il canarino—se sapeste, amico mio! Da tempo in qua sono colto da tale tristezza che a momenti mi pare di morire. Mi spoglio ogni giorno più e mi pigliano brividi di freddo, ed anche provo una grande debolezza. Come mai questo, caro amico?

—Che volete vi dica?—fece il colombo, con gli occhi bassi—Sono cose che accadono. Io son qui di rimpetto, se mai.

E se ne andò, ammalinconito pur lui.

Poi tornò dopo una settimana. La gabbiuzza era vuota. Ma c'era ancora, sulla finestra, una ultima piuma gialla. Il colombo non ebbe coraggio di portarsela via.

E c'era un chiaro di luna quella sera, un chiaro di luna così grande, così grande!…

FORTUNATA LA FIORISTA

5 Settembre 1885

Giorni fa le vicine di Fortunata Cappiello, con molta meraviglia, videro chiusa la bottega di lei. Bisogna premettere che Fortunata Cappiello ha bottega di fiorista in via del Duomo, e oltre a questo ha un padre ed una mamma i quali non sono mai stati in tenerezze, anzi, per dirla con le vicine di Fortunata, i due coniugi facevano cane e gatta in tutta la settimana, specie al venerdì, quando Giuseppe Cappiello chiedeva quattrini alla moglie per giocarseli al lotto e lei glie li negava.

Vista la bottega chiusa sino a mezzogiorno e argomentando che più non si fosse aperta in tutta la giornata, le vicine, sempre maliziose e maldicenti, ne trassero molte congetture, tra le quali questa, che, nella notte, i Cappiello avessero subitamente sloggiato e portato via il pò di mobilia, per non pagare il padrone di casa.

—Sentite—disse Giovannina Zoccola, merciaia di rimpetto—questo non ha potuto succedere. Vero è che la fame se gli mangiava i Cappiello, la fame e i debiti; che a me, se veramente non tornano più, mi dovranno dare sempre quindici soldi da Pasqua passata. Ma un po' di danaro lo mettevano da parte, via. E c'è stato sempre don Procolo, il signore, che ha riparato spesso e volentieri.