—Signore, signore!—fece la vedova.
—Che c'è?—chiese lui mettendo il piede sul primo gradino dell'altra tesa, e voltandosi.
—Dove si va per vedere… per parlare con un bambino? Io ho qui mio figlio…
—Vi levate presto voi la mattina? Questa non è ora di parlatorio. Ma, via, può accadere che vi facciano vedere il bambino. Andate su, dal segretario.
—Dov'è?—chiese timidamente la vedova.
—Su, al secondo piano, prima porta a destra, ultima camera.
Parlando saliva; a un tratto la vedova non lo vide più. Ma sentì la sua voce dall'alto, mentre saliva anche lei.
—Ultima camera, avete capito?
—Sissignore—gridò la vedova—grazie, signore, Dio ve lo renda!
Il segretario era un uomo assai maturo, molto per bene, con occhiali d'oro, con un bell'anello al dito indice. Sedeva presso la sua scrivania, firmando certe carte che un impiegato gli metteva innanzi una dopo l'altra, asciugando le firme sopra un gran foglio di carta rossa.