Nella camera c'era la stufa, che vi spandeva un tepore dolcissimo.

—Chi siete? Che volete?—fece il vecchio, levando gli occhi dalle sue carte ed esaminando la vedova e la bambinella.

La vedova non sapeva che dire.

—Sono Carmela Selletta, eccellenza, volevo vedere, se è possibile… io ho qui mio figlio… ha sette anni… Giuseppe Selletta…

—Ma, Dio mio! Non dovete venire qui.—fece il vecchio, la penna levata—questo non è parlatorio, Dio mio! Ah! santa pazienza!

—Così m'hanno detto, eccellenza—mormorò la vedova, mortificata—ho incontrato per le scale un giovane e m'ha insegnata la porta…

—Ma non è qui, non è qui—insisteva il vecchietto—e poi, bella mia, non è ora questa di parlatorio.

La vedova rimase muta.

—Come avete detto che si chiama vostro figlio?—soggiunse, dopo un momento, il vecchietto, del quale ora la voce si raddolciva.

—Peppino… Giuseppe Selletta.