E mentre la chiesuola si rischiarava tutta quanta e di fuori già suonavano voci confuse nel vicolo ella annunziò con voce più alta e più lenta:

— Non tutte voialtre rimarrete qui, in servizio. Vi resterò io con otto di voi. Basteremo.

Subitamente fu picchiato forte all'uscio della chiesa. Di fuori, dal vasto cortile ove le recluse s'adunavano ogni giorno, una rauca voce femminile urlò:

— Monache! Ohè, monache! Ove siete?..

La superiora additò l'uscio alle compagne e ordinò:

— Aprite.

La porta s'aperse. Un fiotto di luce si riversò dal cortile nella chiesa e ne illuminò l'ultime scranne. Tre o quattro femmine apparvero sul limitare dell'uscio e vi si arrestarono, irresolute.

Una di esse, con le mani in cintola, protese la testa arruffata.

— Ove siete? — gridò.

S'udiva, nel silenzio, il loro ansimare: come se avessero voluto per le prime arrivare alla porticella della chiesa quelle donne respiravano forte. E, fra tanto, per la scala de' dormitorii altre recluse scendevano di furia nel cortile, urlando, ridendo, schiamazzando.