— Dove siamo? — mormorò Letizia, cui man mano tornavano i sensi e la coscienza delle cose.
Marta la cingeva con le braccia, la teneva stretta al seno, come una bambina. Lo scompartimento era quasi deserto: alcuni fattori fumavano, più in là, sull'opposto sedile, e parlavano di derrate, a voce alta. La pioggia scrosciava a' vetri dei finestrini.
— Arriviamo — le susurrò Marta — Fatti coraggio...
Le si strinse più da presso. Soggiunse, sottovoce, rapidamente:
— Ora ascolta. Napoli io non la conosco. Ma mi hanno detto che è una immensa città, terribile città, piena di pericoli sconosciuti, una città ove la gente si perde e non si ritrova mai più... M'ascolti tu, Letizia?...
Ella assentì, col capo reclinato sul petto di Marta che le parlava all'orecchio, pianissimo.
Marta disse ancora:
— Lo stesso uomo ci ha perdute, ma tu non m'odii e io non t'odio. Siamo come due che si son conosciute da un pezzo e si amano. Tu ora mi vuoi bene, lo so, lo sento, e tu sai che io ti voglio bene.... Non è vero?....
La sua voce s'inteneriva sempre più, maternamente. Palpitavano tutte e due, i loro cuori battevano forte. E seguitava fra tanto, a scrosciar la pioggia contro i vetri e i fattori parlavano più alto, per intendersi. Il lume dello scompartimento vagolava.
— Io non ti lascerò mai! — disse ancora la bionda. E in quel patto supremo cercò le mani di Letizia e le strinse — Mai, mai! E tu giurami che non mi lascerai mai, che resterai sempre con me, che m'aiuterai come io t'aiuterò, che mi difenderai come io ti difenderò. Giurami questo, Letizia! Noi siamo due abbandonate e l'una ha bisogno dell'altra. Se ci disperdiamo, a Napoli, siamo perdute.... Letizia, Letizia!... Giura questo a Marta tua, a tua sorella, Letizia! Or io son tua sorella.... Tu non mi lascerai mai, non è vero?....