Letizia le afferrò la testa fra le mani e la baciò, singhiozzando:

— Mai! Mai!.. Mai!..

Il treno entrava sotto la tettoia e passava sugli scambii con un fragore assordante. I fattori si levarono e agguantarono in fretta le loro valigie. Una voce, due, tre gridarono nell'oscurità:

— Napoli! Napoli! Napoli!

Marta scese per la prima e aperse le braccia a Letizia, che quasi vi si gettò. A un tempo s'apersero gli sportelli di tutte le vetture e queste vomitarono sul marciapiedi ondate di soldati. Il 28º reggimento di artiglieria, il reggimento del furiere, era partito per Napoli da Capua, con loro, non visto. Il treno interminabile n'era pieno fino all'ultime carrozze, e ora, mentre i primi ranghi si formavano agli urli degli ufficiali sotto la gran tettoia luminosa, confusamente lampeggiavano altre armi nel lontano, in coda al treno.

— Vieni — disse Marta, trascinando la compagna.

Sorpassarono i cancelli, e per un momento s'arrestarono, ignare e indecise, sotto le arcate della stazione, all'uscita sulla piazza.

Era quasi la mezzanotte. La pioggia sferzava il selciato con estrema violenza: migliaia di lumi, alti, bassi, ora bianchicci, ora rossastri occhieggiavano nella vasta piazza e nelle vie circostanti ove le case, abbattute a mezzo, pel Rettifilo, apparivano come dissolventisi in quella furia d'uragano.

Come le due donne, attonite, incerte scendevano dal marciapiedi l'onda dei soldati, che le aveva rincorse, fu sopra di loro e le separò. Tutto il reggimento passò, fuggendo, sotto la pioggia, e un battaglione, che se ne staccava, ricacciò Letizia fino ai giardini, dalla parte del Vasto. Gli altri presero pel «Corso Garibaldi» e presto scomparvero.

Letizia sbarrò nella oscurità i suoi grandi occhi pieni d'orrore.