III.
La giovane disfece il nodo alla sua pezzuola e ne cavò una moneta da due lire.
— Questo m'è rimasto — mormorò.
Longo era sceso di serpa. Guardò appena le due lire, al lume del fanaletto, e le gettò in grembo alla giovane.
— Volete scherzare? Che mi mettete in mano? Due lire?... Andiamo, non ho voglia di scherzare!
Ella balbettava:
— Sull'anima di mia madre che m'è morta ieri l'altro.....
— Ma che! — fece Longo — Ora mi si mette a giurare! V'ho portato in giro per tre ore di seguito e il meno che mi spetta son cinque lire! Su! O mettete fuori le cinque lire o vi porto alla questura com'è vero il santo ch'è oggi!
Nel silenzio della strada la sua voce minacciosa suonava chiaramente. La signorina nascose la faccia tra le palme.
— Andiamo — insistè Longo — Spicciatevi!