Vero, vero: solo al mondo, oramai — mia madre era morta nel luglio dell'anno precedente e avea seguito mio padre laggiù nel breve cimitero del mio paesello — io avevo dovuto, fin qua, vivere a Napoli — in questa città così grande, così espressiva, così movimentata — la vita dello studente povero e sconosciuto che si può appena permettere il lusso d'un solo e parco asciolvere al giorno e di un unico vestito all'anno. Un altro, dunque, al posto mio sarebbe stato davvero più contento.

Ma io rimasi lì, al cospetto di quella partecipazione, che parecchi dei miei compagni m'avrebbero certo invidiata, quasi a malinconicamente contemplarla. Per altri la vita cominciava di là, da quella carta. Per me, pareva che lì si dovesse arrestare. Sì, sì, arrestare! Come ritorcer l'animo mio, che si voltava addietro e vedeva a mano a mano allontanarsi, svanir quasi come in una nebbia fredda i più teneri ideali ch'esso aveva accolto fino ad ora? L'arte, la poesia, la letteratura, tutto un miraggio luminoso di plauso e di successo si dissolveva — e agli occhi della mia fantasia, che or andava architettando cose e persone e luoghi novelli, già, con una gelida evidenza, apparivano la scuola, la simmetrica linea dei banchi, le austere pareti, e l'ardesia e la cattedra dalla quale sarebbe suonata, su d'un tono ammonitivo, la mia povera voce non avvezza alla formola pedagogica.

Tornai ad aprir la busta, macchinalmente. Tornai a gettar gli occhi su quel foglio timbrato, percorso da una di quelle perfette calligrafie d'amanuensi le quali constituiscono il merito più considerevole degl'impiegati a' Ministeri. La partecipazione era estetica: il mio nome era scritto in rondino.....

Una voce squillò improvvisamente nella mia camera...

— Carlo! Carlo!

S'era spalancata la porta e Matteo Barra, il mio compagno di studio e di stanza, quasi mi si precipitava addosso.

Io m'ero levato, commosso. Buon figliuolo! Il portinaio, o qualche comune amico, o il solito bollettino del Ministero gli avevano partecipato la mia nomina...

— Come hai saputo?.. Da chi?

C'eravamo abbracciati e baciati. Egli mi guardava, ora, con gli occhi ridenti.

— Ho fatto la scala d'un fiato! — balbettò, ansimando.