Mise la mano in petto. Cavò il portafogli, le sue carte d'appunti di «Dritto Costituzionale», il librettino in cui segnava le mie e sue spese giornaliere. Spuntò di mezzo alle carte un telegramma. Egli lo spiegò, mi trasse al balcone, me lo pose sotto gli occhi.
— Ecco leggi! — mi fece — È mia madre. L'ho saputo da lei.....
Lessi, sorpreso:
«Caterina acconsente assieme famiglia. Tutto pronto. Vieni passare qui feste. Ti benedico. Carmela».
— Non capisci? — esclamò Matteo Barra — Non hai capito? Io mi sposo. Io parto.
— Parti!....
— Ma certamente! — e si mise a misurar la stanza a gran passi — E che vuoi che aspetti? Non hai letto? Dice «tutto pronto».....
Mi si arrestò d'avanti. Mi mise la mano sulla spalla.
— Tu ti ricordi di Caterina, non è vero? Della sua zia monaca?.... Quella è morta, la zia, a ottant'anni! Requiescat! E Caterina eredita. Ricordi che lotte, che battaglie, che disperazioni? Bene: ora non più..... Tutto è a posto..... I parenti di lei mi scrivono lettere affettuosissime..... E lei!.... Lei, non ti puoi figurare! È felice: è orgogliosa della mia laurea. Capirai, abbiamo una laurea adesso... Dottore in utroque!.... Ah, mio Dio! Son contento, guarda, son contento! Andiamo a pranzo. Pago io. Voglio pagare io!....
S'interruppe. Mi guardò, meravigliato. M'afferrò pel braccio e mi scosse, faccia a faccia.