A poco a poco il sole risaliva su per le coltri del letto. Una chiazza ancor abbagliante dilagava sulla bianca parete, a capo; ancora gli origlieri se ne bagnavano e, come un casco dorato, lì, copiosa e lucida, la capigliatura dell'Ercolano accoglieva riflessi quasi metallici. Le coltri estive disegnavano una sagoma voluttuosa, un ricco e palpitante seno giovanile, eretto.
Era terminata la visita. Dei ritardatarii s'indugiavano presso a' letti, impiedi, con le mani ancora poggiate sulle spalliere delle seggiole dalle quali s'erano levati e dove parea che stessero lì per rimettersi a sedere e per tornare a discorrere coi loro malati.
Un giovanotto piccolo, bruno, col cappello di feltro molle su gli occhi, ronzava da un pezzo attorno al letto della rossa. Ed era adesso così intento a contemplare l'Ercolano, così conquistato da quella dolce immobilità sopita, che non s'accorse null'affatto di due altri borghesi che gli stavano alle costole e spiavano ogni atto di lui.
A un tratto si decise. Fece due passi verso il letto e cacciò la mano in saccoccia.
— Fermo! — urlò uno dei borghesi, ch'era il brigadiere Guglielmi.
E gli fu addosso e lo abbrancò pel colletto. La guardia Cosentino gli afferrava le braccia, di fianco.
— Che vuoi fare? Un'altra rasoiata, che? Fermo, corpo di Dio!..
L'uomo, agguantato così d'un subito, sulle prime non aveva fatto resistenza. Ma ora cercava dì divincolarsi.
— Fermo! — gridava il Guglielmi.
Cosentino gridava anche lui, voltato alla porta: