— No, no, domani non posso: — mi dichiarò gravemente la vecchia — di domenica non posso. Domani ci ho la messa. Vado in chiesa, a San Giacomo degli Spagnuoli, a pregare pe' miei antenati. Sa lei che discendo dagli Aragona, dal grande Alfonso?
Il soldato si volse, sorpreso. Con un sorriso concessivo e dignitoso, inoltrando le dita nel pesce fritto, di cui si mise un pizzico in bocca, donna Clorinda soggiunse, a bocca piena:
— Verrò da voi lunedì. V'accomoda?
— Ma mi dovrete giurare di venire. Sul grande Alfonso, non è vero?
Lei levò la mano con un altro pizzico di pesce, solenne.
— Sul grande Alfonso d'Aragona!
E mancò al giuramento. L'aspettai tutto il giorno, e in quello seguente mi rimisi a rintracciarla. Per fortuna ella m'aveva indicata la casa ove pernottava da un anno, dalla morte di Mastia.
— Se mai, mandate a chiamarmi lì, sotto l'arco, accanto al teatro del Fondo. A destra, sotto l'arco, è una scaletta. Fate chiedere della baronessa.
L'arco così detto del Fondo dal teatro al quale è attaccato da una parte, è ancor quello scuro e sozzo passaggio che dalla via dell'Arsenale, lungo un de' muri del teatro, mette a Piazza Francese. Mi vi avventurai tra' mucchi di spazzatura e il copioso rigagnolo d'una fontanina di cui i monelli avevano deviato il corso. Cercai, sulla mia destra, la scaletta che la vecchia m'aveva indicata. V'era, difatti; anzi là sotto non v'era che quella. E come ne ascendevo, cautamente, gli sconnessi gradini lubrificati dall'umido e dal traffico, una fresca voce femminile m'incitò, dall'alto.
— Avanti, signorino! Avanti!