Dal letto si stese un braccio e l'agguantò. Una mano febbrile le strinse il polso.

— Oh, Gesù! — fece Milia, impaurita.

Di su le coltri — s'era gettata bell'e vestita sul letto — la signorina Sofia, sollevata sopra un gomito, si protendeva. Gli occhi di lei lucevano nell'oscurità e la Milia, immota, si sentiva figgere addosso quello sguardo ansioso.

— Milia, dimmi... Mi vuoi bene? E se la signorina tua ti chiede un favore..... dimmi se ti chiede un favore, che le rispondi?

— Oh, signorinella! — balbettò Milia.

— Senti, un favore da niente... Ascolta bene. Tu devi andare da Enrico... Alla ferrovia... Alle partenze, lo sai, dove si prendono i biglietti...

La signorina frugava sotto l'origliere.

— Lo farai chiamare e gli darai questa lettera.

Nella penombra la busta della lettera biancheggiava. Milia ritrasse le mani.

— Non vuoi? Non vuoi andare?..